L’imballaggio affronta una fase di compressione dei prezzi e una competizione internazionale sempre più aggressiva, ma resta un pilastro dell’industria alimentare.
di Alessandro Bignami
Il packaging continua a rappresentare un settore chiave per l’industria italiana, più che mai per il food & beverage, a cui viene destinato oltre l’80% della produzione. Secondo il report “Imballaggio in cifre 2025” edito dall’Istituto Italiano Imballaggio, la domanda interna si mantiene robusta. Tanto che nel 2024 la produzione nazionale è cresciuta leggermente, dell’1,1%, rispetto all’anno precedente.
Un trend che però risulta smorzato dal calo dell’1,2% del fatturato, che ha raggiunto un valore complessivo di 37,96 miliardi di euro. Questi numeri riflettono l’andamento di un comparto industriale che non soffre di una reale contrazione ma che si trova ad affrontare una fase di compressione dei prezzi, dovuta allo spegnersi della fiammata inflattiva delle materie prime nel post Covid, così come a una competizione internazionale sempre più aggressiva. Il quadro dipinto dall’Istituto, per quanto attraversato da luci e ombre, non può che collocare il packaging in un posto di rilievo nello scenario produttivo italiano. Esso rappresenta infatti il 3,3% del fatturato manifatturiero e l’1,7% del Pil del Paese. Una filiera in cui operano 7.156 aziende, che danno lavoro a oltre 110mila addetti.
C’è un punto che però solleva qualche preoccupazione, anche alla luce di un mercato internazionale che sembra destinato a complicarsi ulteriormente. Diversamente dai tanti prodotti made in Italy che quasi ogni anno ci stupiscono con nuovi record di export, lo sbocco all’estero dei nostri imballaggi non vive una fase brillante, tanto che la bilancia commerciale è negativa: nel 2024 le importazioni hanno raggiunto 2,89 milioni di tonnellate (+3,4%), mentre le esportazioni, pur cresciute dell’1,8%, si sono fermate a 2,72 milioni di tonnellate.
Il saldo commerciale si è quindi attestato a -171.100 tonnellate, in peggioramento del 37% rispetto al 2023. D’altronde le multinazionali dell’imballaggio sono ancora sedotte dalle sirene della delocalizzazione in aree con costi di produzione (ed energetici) più competitivi. Una tendenza che i dazi di Trump possono solo acuire.
L’Istituto Italiano Imballaggio prevede comunque una crescita costante anche se moderata da qui al 2028. Al di là delle complesse vicende internazionali dei nostri tempi, l’imballaggio resta dunque un pilastro della manifattura italiana e in particolare di una delle sue principali filiere, quella alimentare.



