Dialogo e cultura del riciclo: due pilastri per il futuro del PET

Petcore Europe

Per assicurare uno sviluppo sostenibile all’industria europea del PET ed evitare che pratiche di concorrenza sleale mettano a repentaglio il futuro del continente, è importante portare avanti un dialogo con le varie funzioni europee. Esempio ne è l’annuale conferenza di Petcore Europe che si è tenuta anche quest’anno a Bruxelles.

 

di Eva De Vecchis

 

Il mercato del PET in Europa è cambiato. Se fino a qualche anno fa era possibile parlare di uno scenario caratterizzato dalla produzione prevalente di PET vergine e il tema del riciclo era ancora poco conosciuto “adesso, sulla spinta di cambi legislativi, ma anche per la determinazione di alcuni importanti settori della nostra industria, l’obiettivo di produrre un contenitore riciclabile e di avere una percentuale di riciclato nei contenitori è diventata realtà e si è imposto in maniera sempre più evidente”, spiega Roberto Bertaggia, Direttore Esecutivo di Petcore Europe e past president dell’associazione.

L’Italia è già avanti nel settore e possiede una elevata capacità di riciclo meccanico del PET e tecnologie all’avanguardia per il riciclo chimico. Proprio per questo il nostro Paese, come altri, deve veicolare la sostenibilità in tutti i suoi aspetti, anche e soprattutto a livello politico. Il primo modo, fondamentale, è una comunicazione chiara e corretta.

 

 

Petcore Europe

Roberto Bertaggia, Direttore Esecutivo di Petcore Europe e past president dell’associazione

 

 

Roberto Bertaggia, come ha accolto la sua nomina a Direttore Esecutivo di Petcore Europe?

“La nomina è arrivata ufficialmente nel novembre del 2023 nel corso della riunione del Board of Directors di Petcore Europe. L’incarico è molto stimolante per le caratteristiche che il lavoro comporta, e cioè la necessità di abbinare le richieste dell’industria con l’evoluzione della legislazione di riferimento e le sue conseguenze.

La filiera del PET ha investito molto nell’ultimo decennio non solo in ambito tecnologico e produttivo ma anche e soprattutto nell’ambito del riciclo, della sostenibilità e della indipendenza da un feedstock esclusivamente derivato dal “fossile”. Questa crescita evolutiva è mirata anche a incontrare le richieste della parte sociale e politica e ad ottemperare alle richieste di obiettivi concreti nell’ambito del riciclo e del riuso”.

 

Quali saranno i suoi obiettivi a breve termine all’interno dell’Associazione?

“Petcore Europe è un’associazione unica nel mondo del PET, in quanto raggruppa tutti i rappresentanti della filiera e non è quindi un’associazione di categoria. Questo implica farsi carico di tutte le istanze dei vari componenti dell’associazione che vanno dai produttori di materia prima fino agli imbottigliatori finali, passando attraverso i produttori di contenitori, additivi, etichette, tappi e, non ultimo, i riciclatori.

I miei obiettivi si possono riassumere in tre punti fondamentali:

  1. Assicurare supporto e risposte alle richieste dei nostri soci membri per quanto concerne lo sviluppo del riciclo e del suo utilizzo nell’ambito della circolarità e sostenibilità, tramite i nostri gruppi di lavoro che coprono temi come la Life Cycle Analysis, circolarità (European Bottle Platform WG e Thermoforms WG) e il riciclo chimico (PET depolymerisation WG).
  2. Garantire un costante e costruttivo dialogo con le varie funzioni europee. DGs (Directorate-General), che sono preposte all’elaborazione delle direttive e regolamenti che hanno ed avranno un impatto sull’attività della nostra industria.
  3. Portare avanti le istanze dei nostri membri nei confronti delle DG e specificamente DG Santè, DG Envi e DG Growth,

L’industria europea sta affrontando sfide molto ambiziose (indipendenza da fonti energetiche non rinnovabile, la decarbonizzazione, prodotti sostenibili e riciclabili ecc.) e l’Europa è sicuramente all’avanguardia sia in termini di concetti sia in termini di obiettivi.

In questo ambito è fondamentale che i legislatori recepiscano le istanze dell’industria che sono volte, da un lato, ad un impegno sempre crescente su questi temi e, dall’altro, chiedono però che venga garantita l’assoluta parità di condizione commerciale (‘level playing field’) con operatori, principalmente non Europei, che non hanno né gli stessi obiettivi né gli stessi interessi.

Questo punto del ‘level playing field’ è fondamentale per assicurare uno sviluppo sostenibile della nostra industria ed evitare che pratiche di concorrenza sleale mettano a repentaglio il nostro futuro sia come modello industriale sia come modello di società”.

 

 

Petcore Europe imballaggio

 

 

Lei è anche past President di Petcore Europe. Cosa pensa sia cambiato in questi anni all’interno dell’Associazione e, più in generale, nel mercato del PET in Europa?

“Molto è cambiato negli ultimi 8/10 anni. Per quanto riguarda l’Associazione, questa è cresciuta in maniera esponenziale sia in termini di soci sia di attività svolte. Sino a pochi anni fa i soci erano poche decine, ora sono circa 160 (di cui 9 associazioni) e Petcore rappresenta 400 società, 500 siti produttivi in Europa, 27000 persone impiegate nel settore, 4,5 milioni di tonnellate di mercato, 1,5 miliardi di euro di fatturato, più di 150 riciclatori.

L’attività si svolge per mezzo di 9 working groups che abbracciano tutti i settori di interesse, coprendo i temi di importanza primaria del riciclo e coinvolgendo tutta la nostra industria, dalle bottiglie, ai vassoi alle etichette, elaborando linee guida per facilitare il riciclo e la circolarità (‘design for recyclign and circularity’).

Anche il mercato del PET è profondamente cambiato: mentre fino a qualche anno fa si poteva dire che la scena era caratterizzata dalla produzione prevalente di PET vergine e se il tema del riciclo, seppur in decisa crescita, era ancora considerato il “fratello minore” che, in taluni casi, era antagonista al PET vergine, adesso non è più così. Sulla spinta di cambi legislativi, ma anche per la determinazione di alcuni importanti settori della nostra industria (in primis, i grandi marchi dell’industria alimentare e delle bevande) l’obiettivo di produrre un contenitore riciclabile e di avere una percentuale di riciclato nei contenitori è diventata realtà e si è imposto in maniera sempre più evidente.

Gli stessi grandi produttori di PET vergine adesso guardano al riciclo come un’opportunità e non come un ‘pericolo’, non solo pensando ad un riciclo puramente chimico ma anche a delle ‘novel technologies’ che possano offrire spunti per un impiego ulteriore del riciclato meccanico.

Questi cambiamenti importantissimi non sono scevri da pericoli: l’Unione Europea deve capire che salvaguardare l’industria locale e impedire la concorrenza sleale non è “protezionismo”, ma vuol dire garantire un futuro a una società che si pone obiettivi ambiziosi e che chiede all’industria di realizzarli”.

 

Molte realtà in Italia stanno preferendo il riciclo chimico a quello meccanico, ci sono effettivamente dei vantaggi in termini di impatto ambientale ed economico nello scegliere l’uno invece che l’altro? E ci sono dei casi specifici in cui è meglio utilizzare il primo al posto del secondo?

“La mia formazione professionale mi ha sempre portato a cercare di dare giudizi obiettivi basati su dati scientifici piuttosto che emotivi. Il riciclo meccanico richiede un investimento sicuramente inferiore a quello richiesto dagli impianti ‘at scale’ di riciclo chimico, in taluni casi le differenze risultano importanti (anche di un fattore 10). Anche i tempi di realizzo sono dissimili, più rapidi per gli impianti di riciclo meccanico rispetto al chimico.

Parlando di impatto ambientale invece, chiaramente il riciclo meccanico, partendo dalle bottiglie post consumo come materia prima, ha una necessità di consumo energetico e di produzione di CO2 inferiore a quello di un processo di polimerizzazione di PET, che concerne sia il PET vergine sia quello da riciclo chimico. Tuttavia, va sottolineato come il riciclo chimico, se da un lato si avvicina, come consumi, al PET vergine, dall’altro lato è totalmente indipendente da fonti non rinnovabili.

Il riciclo chimico, inoltre, rispetto al riciclo meccanico, presenta il vantaggio di poter partire da materie prime difficili o impossibili da riciclare meccanicamente (per esempio contenitori con colori coprenti o multistrato, oppure al cascame dei tessuti di poliestere, per lo meno per le frazioni più difficili). Le due tecnologie (meccanico e chimico) sono complementari non antagoniste e lo sviluppo del riciclo e della circolarità lo sta dimostrando in maniera sempre più evidente.

 

 

 

Petcore Europe bottiglie

 

 

Gli imballaggi in PET possono svolgere un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi europei per la neutralità climatica, soprattutto attraverso il riciclo. Quale sarà il ruolo dell’Italia in questo contesto?

“L’Italia è uno dei maggiori mercati d’Europa per i prodotti plastici e uno dei primari per quanto riguarda il consumo di PET. Il nostro paese ha una elevata capacità di riciclo meccanico del PET e tecnologie all’avanguardia nel settore del riciclo chimico.

Proprio per queste premesse l’Italia deve farsi promotrice, anche e soprattutto a livello politico, di una sostenibilità a 360 gradi, che contempli non solo lo sviluppo delle industrie virtuose ma che introduca anche mezzi concreti per aiutarle e, nel contempo, combattere la concorrenza sleale nei fatti e non solo nelle parole. La disomogeneità che deriva dall’interpretazione delle direttive Europee è anch’esso un fattore destabilizzante dei principi del mercato di libera concorrenza, che si riflette negativamente su aziende e consumatori.

La necessità di distinguere e comunicare propriamente al consumatore i significati di ‘riciclabile’, ‘contenuto di riciclato’ e circolarità, è essenziale per garantire una comunicazione trasparente.

L’Italia, proprio per la sua conoscenza del mercato e delle tecnologie di riciclo, deve farsi parte politicamente attiva nel promuovere la cultura del riciclo e della corretta informazione: le bottiglie di plastica non finiscono in mare o nei fiumi per motu proprio ma perché manca la consapevolezza che la bottiglia post consumo è una risorsa e non un rifiuto.

Il dilagare di concetti scientificamente sbagliati come quelli relativi al rilascio di sostanze potenzialmente pericolose (come il bisfenolo A ad esempio) dalle bottiglie di PET va combattuto anche a livello legale per la maggior tutela dell’informazione scientificamente corretta, per evitare che fenomeni simili al terrapiattismo abbiano diritto di cittadinanza. Il PET, che è approvato a livello alimentare, non rappresenta nessun rischio per la salute: non è un’affermazione mia bensì di DG Sante, la Commissione che a livello Europeo si occupa della salute pubblica e del contatto con alimenti”.

 

Possiamo dire che oggi essere sostenibili non è una scelta ma un dovere. Quali sono le priorità che un’azienda deve darsi per definirsi tale?

“A mio modo di vedere, le priorità sono semplici, ma devono essere perseguite con costanza e determinazione e sono:

  1. Una gestione dell’attività aziendale che contempli l’utilizzo di energie rinnovabili o quanto meno un piano di raggiungimento di un alto grado di indipendenza dal fossile.
  2. Il riutilizzo delle risorse impiegate (per esempio l’acqua).
  3. Un’attenzione ai prodotti che non sia solo finalizzata al post consumo (comunque importante) ma che prenda spunto da un disegno di prodotti sostenibili (come i contenitori pensati per facilitarne il riutilizzo e/o il riciclo).
  4. Un piano di divulgazione scientifica della cultura del riciclo, conservazione e risparmio delle risorse volto ai collaboratori ed alla società con cui ci si confronta”.

 

Quali sono i progetti di Petcore Europe per il prossimo futuro? E quali le sfide più complesse da affrontare?

“Il mondo moderno è in una evoluzione costante: oggi la nuova frontiera è l’uso dell’intelligenza artificiale e ci si pone l’interrogativo se questo cambiamento sia bene o male. So che alcuni non saranno d’accordo, ma io ho sempre pensato, e lo penso tuttora, che le conquiste scientifiche non siano buone o cattive, ma buono o cattivo è l’uso che se ne fa.

Le sfide che pertanto vedo per Pectore come associazione di filiera sono nuove e antiche al tempo stesso e sono:

  1. Portare un’armonizzazione maggiore all’interno dell’industria che permetta di affrontare in modo coordinato i temi della circolarità e della sostenibilità (tramite i nostri gruppi di lavoro, per esempio, nel settore bottiglie e vassoi), per permettere all’industria del PET tutta di arrivare agli obiettivi fissati dai legislatori. I nostri gruppi di lavoro sono un riferimento per l’industria e dobbiamo fare in modo che siano di continuo supporto allo sviluppo di moderni concetti di “design for circularity”.
  2. Collaborare fattivamente con le istituzioni Europee nel definire le metodologie di misurazione dei risultati ottenuti e dei controlli da effettuarsi, per esempio, per le certificazioni per il riciclo (iniziativa già avviata recentemente in collaborazione con DG Sante).
  3. Armonizzare gli standard di riciclo e di misurazione dello stesso all’interno della filiera. Anche questo progetto lo abbiamo appena avviato sempre in collaborazione con le istituzioni europee.
  4. Abbiamo recentemente avviato progetti di valutazione della LCA (Life Cicle Assessment) che permettano di avere una metodologia scientificamente valida per valutare i prodotti immessi sul mercato.
  5. Il nuovo gruppo di lavoro sul tessile di poliestere ha un obiettivo molto ambizioso ma raggiungibile: riutilizzare lo scarto della fibra poliestere come materia prima per il riciclo chimico.

La ragione per cui Petcore Europe raccoglie sempre più adesioni è insita nella capacità di attirare le esigenze e le richieste della società e di proporre soluzioni realistiche e attuabili e questo è, e resterà, il nostro compito”.

 

 

Petcore Europe tappi

 

 

Si è svolta anche quest’anno l’annuale conferenza di Petcore a Bruxelles, dove tutto il mondo dell’industria del PET si ritrova per discutere temi attuali (sostenibilità, circolarità, riciclo, tecnologie ecc.), confrontandosi anche con le Commissioni Europee che più sono coinvolte nel nostro mondo (DG Santè, DG Envi e DG Growth). Come è andata?

“Nei giorni 7 e 8 Febbraio Petcore ha organizzato l’annuale conferenza sui temi del riciclo e della sostenibilità. Mai come quest’anno abbiamo avuto una tale affluenza: più di 300 persone da vari paesi anche extra Europei. Questo successo è indubbiamente dovuto sia ai temi trattati sia alle iniziative presentate da Petcore. Le discussioni sulle proposte dei legislatori, sia per quanto riguarda la PPWR e la SUP e sia per quanto concerne il progetto di standardizzazione dei metodi di calcolo del riciclato, hanno attirato molto interesse alla luce delle presentazioni fatte da DG Santè, DG Growth and DG Environment.

Le attività di Petcore nel 2023 si sono ampliate di molto, allargando il raggio di azione a contesti come LCA, riciclo chimico e riciclo del poliestere tessile.

L’intensa attività di Petcore, in collaborazione con altre associazioni (molte delle quali fanno parte di Petcore), ha portato ad aprire un costante dialogo con le istituzioni Europee, con il risultato che ora l’industria (tramite appunto Petcore e le altre associazioni) collabora attivamente, per esempio, nella definizione dei processi di certificazione delle attività di riciclo in modo da garantire il ‘level playing field’ e bloccare la concorrenza sleale, così come collaboriamo nei processi di standardizzazione (all’interno del CEN) relativi al riciclo. Petcore ha un ruolo primario nei gruppi di lavoro sulle bottiglie alimentari e in quello dei vassoi.

Tutte queste attività sono un potente stimolo per Petcore per perseguire gli obiettivi di circolarità che siano sostenibili per l’industria e che allo stesso tempo apportino i vantaggi attesi dalla comunità”.

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