Con spirito positivo, Fimic porta avanti la sua crescita grazie alla sempre maggiore importanza che avrà il mondo del riciclato e, soprattutto, grazie alla presenza di una donna che punta sulla forza dell’innovazione e del progresso.
“Il mondo plastico è un mondo bellissimo”, assicura Erica Canaia, CEO e Direttrice commerciale di Fimic. Un comparto che, come molti altri, ha subito le conseguenze e le incertezze di questi anni. E che però si sta evolvendo e sta crescendo, anche dal punto di vista della parità di genere che è entrata a far parte dello stesso CCNL 2023. Un argomento, questo, che è emerso durante il Plast, fiera dedicata all’industria delle materie plastiche e della gomma, che si è rivelato un momento di ritrovo per tante donne che vogliono portare avanti, insieme, la lotta contro i pregiudizi e le differenziazioni, sia per loro stesse ma anche per tutte le donne che verranno.

Erica Canaia, CEO e Direttrice commerciale di Fimic
L’aumento dei costi delle materie prime, dell’energia e della logistica connesse allo scenario di guerra e all’aumento del costo delle materie prime, sono tutti fattori che hanno influenzato il comparto plastico. Come è stato il 2023 per Fimic e per il mondo del riciclaggio? E quali, secondo lei, le prospettive per il 2024?
“L’anno scorso mancavano le materie prime per la costruzione dei macchinari e c’era invece, nel mondo del riciclo, una grande richiesta di implementazione. Di conseguenza, in Fimic abbiamo avuto un picco di richieste, ma è stato un anno anomalo perché c’era una domanda eccessiva di materie plastiche e di riciclato. Sapevamo di non poter andare avanti a lungo. Quest’anno, invece, c’è un problema diverso perché il mercato del materiale vergine ha abbassato di molto i prezzi e il mondo del riciclato ne ha risentito negativamente. Se quindi dovessi fare un paragone con il 2022 non sarebbe possibile, se invece guardassimo all’anno precedente, allora direi che siamo più o meno standardizzati su quella media. Bisogna prendere atto di un’oscillazione che è realisticamente ciclica e che, ovviamente, cambierà: quest’anno è così e il prossimo anno sarà diverso, anche perché di riciclato ce n’è bisogno e perché il 2025 impone un 25% di riciclato all’interno della produzione di qualsiasi prodotto in plastica mentre, nel 2050, la percentuale salirà al 50%. Le problematiche dunque ci sono state, ma tutto si può affrontare quando c’è un’azienda che lavora bene, che è presente alle fiere e che ha una struttura ben delineata”.
Nonostante le difficoltà accennate sopra, secondo le stime della Federazione Gomma Plastica il comparto formato dalle industrie del settore vale un fatturato di 25,9 miliardi di euro (secondo i dati 2022 che registrano una crescita di oltre il 10% rispetto al 2021). A suo parere, questo andamento positivo si alzerà, si stabilizzerà oppure subirà una decrescita nel prossimo futuro?
“Penso ci sia del lavoro da fare ma confido nel fatto che questi numeri si alzeranno perché molte aziende si stanno strutturando e ci sono molte acquisizioni in corso. Secondo me, dunque, ci sarà un aumento considerando anche il successo delle fiere di settore, oltre alla voglia di molte realtà di riciclare e di soddisfare le richieste dei Paesi esteri. Tutto questo mi fa ben sperare: l’Italia, infatti, ha un know how molto richiesto che le assegna un ruolo fondamentale nel comparto plastico”.

La production hall di Fimic a Carmignano di Brenta (PD)
Dopo una lunga attesa è tornata la fiera Plast, come è andata e quali differenze avete incontrato rispetto all’ultima edizione? Inoltre, rispetto a 5 anni fa, ha notato una maggiore sensibilità al tema del riciclaggio?
“Sapevamo che si sarebbe trattato di date particolari ma abbiamo accettato la situazione e, invece di lamentarci, abbiamo agito. Ho infatti voluto puntare su delle strategie alternative: ad esempio, portando un robot costruito con mattoncini Lego, alto 1 metro e 90; facendo visite per mostrare la novità che avevamo portato in fiera e che ho deciso di mostrare solo in quel momento; realizzando dei video per incitare a visitare il nostro stand e, in generale, insistendo molto sulla parte della comunicazione e del marketing. Se dovessi fare una comparazione tra il K e il Plast le visite sono state le stesse, quindi mi ritengo soddisfatta. Frequentando la fiera ho avuto poi altre idee che vorrei mettere in pratica durante la prossima edizione. Ma, per concludere, credo che il nostro sia stato un modo positivo per affrontare la situazione: darsi da fare per migliorare le cose e spingere per avere dei risultati, invece di stare fermi a subire la situazione. Che poi ci sia un margine di miglioramento e che a tutti noi piacerebbe ritrovare il “vecchio” Plast, questo è un discorso che richiede del tempo e dell’impegno, perché allora tutti ci dobbiamo impegnare per migliorare l’evento e per promuovere delle novità insieme ad Amaplast”.
Nel CCNL gomma plastica 2023 si fa riferimento alla parità di genere. Si parla del “raggiungimento della effettiva pari opportunità tra donne e uomini nel lavoro”. Quanto conta parlare di questi temi, si sta già muovendo qualcosa in questo senso?
Direi proprio di sì e faccio una premessa: io credo molto nella parità di genere e ci lavoro tantissimo. Al Plast è successa una cosa meravigliosa, perché grazie all’idea di una collega, siamo riuscite ad incontrarci tutte e a creare un momento di ritrovo tra donne. In questa stessa occasione abbiamo deciso di ripetere l’evento a dicembre 2023 per iniziare un percorso più strutturato. L’idea sarebbe quella di creare un’associazione, Women in Plastics, che sostenga la parità di genere: un percorso che, proprio come una farfalla (mi piace utilizzare questa similitudine) possa nascere da una prima fase embrionale e di crescita per poi esplodere in mille colori. Ci siamo infatti accorte di essere moltissime e tutte con emozioni e sensazioni simili, quelle di non essere sempre rispettate o prese in considerazione nel modo giusto. Questo non succede sempre, ma può accadere. Anche a me è successo quando ho iniziato, 12 anni fa venivo infatti scambiata per hostess ed ero costretta a chiedere 5 minuti al mio interlocutore per mettermi alla prova, era il tempo che mi serviva per dimostrare le mie competenze e la mia professionalità. Ecco, questa necessità di dover sgomitare è qualcosa che accomuna molte donne del mondo plastico, una lotta contro gli stereotipi e i pregiudizi che persistono e che noi vorremmo gradualmente sradicare per far sentire le nuove generazioni più accolte.
Questa prima fase embrionale dell’associazione ha come base il “noi”, come “noi” possiamo affrontare le difficoltà, come “noi” volgiamo migliorare l’ambiente circostante per ottenere più etica e più rispetto. A dicembre quindi ci vedremo per parlare e condividere le nostre idee, e questa è un’iniziativa che mi rende entusiasta, perché penso che possa essere uno step forward per individuare quella certificazione di genere di cui si parla oggi. Anche in Fimic ci stiamo attivando, in azienda siamo molte donne soprattutto in alcuni reparti cardine”.

Lo stand di Fimic al Plast 2023
Può raccontarci della sua esperienza di donna all’interno del comparto plastico ed, eventualmente, di come ha affrontato eventi che riguardano la disparità di genere?
“All’inizio della mia esperienza ho ricevuto un’e-mail di un mio cliente che mi inoltrava quella di un mio competitor, il quale gli suggeriva di comprare un loro macchinario e di lasciar perdere quelli della mia azienda. Lo sa perché? perché loro avevano un figlio maschio, mentre io, femmina, non sarei stata in grado di dare continuità al lavoro di mio padre. Inizialmente non potevo crederci, ho letto molte volte quell’email, ma con il tempo ho imparato a dare il giusto peso a simili affermazioni. A maggior ragione la presenza e l’evoluzione di una realtà come Women in Plastics è per me una grande soddisfazione”.
Cosa consiglierebbe alle giovani donne che desiderano lavorare in questo settore?
“Che il mondo plastico sia un mondo meraviglioso e fatto di persone meravigliose posso assicurarlo. Certo, bisogna piantare dei paletti come in tutti i settori, ma io consiglio a tutte le donne di entrare in questo ambiente perché è estremamente interessante e, a mio parere, la presenza di tutti questi uomini dà anche alle donne una prospettiva di evoluzione diversa e più ampia, diventa quasi un incentivo per rafforzare quella parte creativa femminile che un po’ manca ma che si sta sempre più affermando.

Il cambiafiltro RAS 800 di Fimic




