Quando si pagherà la plastic tax?

La tassa sui manufatti in plastica monouso resta uno dei perni della legge di Bilancio, ma tra crisi sanitaria e difficoltà del settore, le aziende sono preoccupate e già si parla di un ulteriore posticipo

di Eva De Vecchis

La legge di Bilancio 2021 ha spostato in avanti l’entrata in vigore della tanto discussa plastic tax che per il momento rimane ferma al 1° Luglio 2021, come aveva a suo tempo dichiarato il decreto Rilancio. Ma l’imposta sui manufatti in plastica monouso (MACSI) ne ha passate di tutti i colori – da quella legge di Bilancio 2020, in recepimento della direttiva n. 2019/904, introdotta dal legislatore italiano- e adesso, messa in difficoltà dalla crisi sanitaria e dalle conseguenze economiche notevoli, si è ripresentata con alcune non trascurabili novità. 

In primo luogo la legge di Bilancio ha ampliato la platea dei soggetti obbligati al pagamento dell’imposta, ha elevato l’importo minimo per il pagamento e ha esteso i poteri di verifica e di controllo attribuiti all’Agenzia delle Dogane, rimodulando al ribasso le sanzioni in caso di violazioni.

Altra novità riguarda l’Europa che si dice pronta ad introdurre la tassa sulla plastica a carico degli Stati membri, che prevede un’aliquota di prelievo uniforme sul peso degli imballaggi in plastica non riciclata generati da ogni singolo Stato, in cui l’aliquota è pari a 0,80 euro per chilogrammo. Solo per alcuni Stati membri sarà possibile applicare una riduzione forfettaria annua che per l’Italia ammonta a circa 184 milioni di euro.

La plastic tax comunitaria è stata applicata a partire dal 1° gennaio 2021 ma l’entrata in vigore sarà  differita a partire dal primo giorno del primo mese successivo al ricevimento, da parte dell’UE, dell’ultima notifica da parte degli Stati membri del completamento delle procedure per l’adozione della decisione.

plastc tax

Gli obiettivi della tassa

La plastic tax ha come intento quello di disincentivare l’utilizzo dei prodotti di materiale plastico utilizzato per il contenimento, la protezione, la manipolazione o la consegna di merci o prodotti alimentari.

La tassa, inoltre, ha come obiettivo quello di risarcire tutte le imprese virtuose attive in questo settore,  che sono capaci di correggersi per portare avanti un adeguamento tecnologico destinato alla produzione di manufatti compostabili e amici dell’ambiente, ai sensi dello standard EN 13432:2002, riconoscendo un credito d’imposta.

È bene ricordare che la definizione di MACSI intende anche quei dispositivi realizzati con l’impiego, pure parziale, delle materie plastiche di cui all’art. 1, comma 634, legge n. 160/2019, come anche i prodotti semilavorati realizzati con l’impiego di materie plastiche per la produzione di MACSI.

Anche in questo caso, la Legge di Bilancio ha introdotto alcune modifiche come, per esempio, la soppressione del riferimento alle materie prime e ai semilavorati, di cui all’art. 1, comma 638, della legge di Bilancio 2020, il quale prevede che “non sia considerato fabbricante il soggetto che produce MACSI utilizzando altri MACSI sui quali l’imposta sia dovuta da un altro soggetto, senza l’aggiunta di ulteriori materie plastiche”.

Anche la platea cambia, e adesso, secondo le nuove disposizioni di legge, i soggetti paganti saranno anche i committenti, ovvero i soggetti residenti o non residenti nel territorio nazionale che intendono vendere MACSI ottenuti da altri soggetti nazionali.

plastc taxQuanto si paga

La plastic tax è fissata nella misura di 0,45 euro per ogni kg di materia plastica contenuta nei MACSI; sorge al momento della produzione e dell’importazione nel territorio nazionale e diviene esigibile all’atto dell’immissione in consumo degli imballaggi nel territorio nazionale.

Si può attuare la liquidazione della plastic tax solo attraverso la presentazione di una dichiarazione trimestrale all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che dev’essere effettuata entro la fine del mese successivo al trimestre solare cui la dichiarazione si riferisce. Lo stesso pagamento della plastic tax dovrà avvenire entro la fine del mese successivo al trimestre solare cui si riferisce la dichiarazione.

Come per altri campi dell’imposta, anche in questo caso la legge di Bilancio 2021 ha alzato a 25 euro la soglia di esenzione dall’imposta risultante dalle dichiarazioni trimestrali.Per quanto riguarda tutte quelle attività collegate all’indagine e all’accertamento delle violazioni alla disciplina dei tributi, la Legge di Bilancio ha consentito all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di esercitare i poteri conferiti dall’art. 18 del D.Lgs. n. 504/1995. 

Con questo ruolo, i funzionari dell’amministrazione potranno, in qualunque momento, accedere agli impianti e ai luoghi di fabbricazione, trasformazione, detenzione e utilizzo dei MACSI. 

plastic tax

Verso un nuovo rinvio?

A parlarne è stato il sottosegretario al Tesoro Claudio Durigon che ha commentato con il quotidiano Repubblica alcune misure del decreto Sostegno. Tra queste è uscito fuori una possibile (ulteriore) posticipa della plastic tax che potrebbe slittare al 2022. Certo, bisogna essere cauti, visti i tanti cambiamenti subiti dall’imposta, ma se Luglio 2021 “salta” è molto probabile che la prossima data utile per l’imposta da 450 euro a tonnellata potrebbe essere il 31 Dicembre di quest’anno, con conseguente attuazione nell’anno successivo. 

Ma a chiedere il rinvio della tassa è stata anche Confapi, la federazione della piccola e meda impresa, che – in occasione dell’audizione nelle Commissioni Bilancio e Finanze del Senato sul DL Sostegni -ha proposto al Governo di intervenire per frenare “l’aumento vorticoso del costo delle materie prime”.

Nello specifico, il vice presidente Cristian Camisa suggerisce il differimento dell’entrata in vigore dell’imposta sulle plastiche dal primo luglio di quest’anno al 31 luglio del 2022. Si tratterebbe quindi di un lasso di tempo perfino superiore a quello eventualmente proposto dal Decreto Sostegno e rappresenterebbe “un segnale di grande attenzione verso un settore strategico”, sostiene Camisa.

La scorsa settimana inoltre, si è fatto sentire anche il vice presidente di Confindustria Emanuele Orsini che è stato ascoltato dalla Commissione Finanze della Camera dei Deputati. Orsini parla della pandemia come di una ferita ancora aperta per molte aziende italiane, situazione, questa, che dovrebbe frenare l’entrata in vigore della plastic tax (e anche della suga tax): “imposte che vanno in senso contrario agli obiettivi di sostegno alla liquidità e di stimolo alla ripartenza, penalizzando specifiche filiere produttive”. Tra i fattori che spingono il vice presidente a premere per rimandare l’imposta sulle plastiche c’è il forte rincaro delle materie prime, che eserciterà una flessione al ribasso sui margini delle aziende e sul loro cash flow, ma anche il calo degli investimenti privati che ha subito una decrescita del 9,1% nel 2020. C’è quindi bisogno di un sostegno alla liquidità e di una prolungata sospensione dei finanziamenti bancari fino alla fine del 2021 e, come segnalato da Confindustria, bisogna consentire alle imprese di allungare i tempi di restituzione dei debiti dal 6 a 15 anni. Insomma, c’è bisogno di certezze.

Nel frattempo l’industria della plastica… 

Deni Severini, presidente della sezione Chimica, plastica e farmaceutica di Confindustria Toscana Nord ha parlato dell’industria plastica e non in termini piacevoli. L’ha definita “tempesta perfetta” quella che incombe sul settore della trasformazione di materie plastiche: una impeccabile combinazione di pandemia, ascesa dei prezzi delle materie prime e plastic tax pronta a gravare sui monouso in plastica. 

Lee industrie del settore, come molte altre, sono in un momento di difficoltà e forse anche per questo motivo si sta parlando di un rinvio dell’imposta a Dicembre. Le aziende petrolchimiche stanno riducendo le quantità di materiali per le aziende del comparto, materiali difficili da reperire anche a causa della forte domanda che proviene dai mercati mondiali. 

A metà del 2020 la crescita delle materie prime è stata esponenziale, ma già a partire dall’autunno, ha confermato Severini, la crescita non ha accennato ad rallentare coinvolgendo tutti i polimeri più “interessanti” per il settore plastico: polietilene, polipropilene, PVC, polistirene, PET ma anche biopolimeri e riciclati. Gli incrementi del prezzo hanno superato il 100%, ma solo per chi è riuscito a reperire i materiali. 

Secondo il presidente l’offerta ha anche risentito in modo negativo di altre cause a livello globale, tra queste i blocchi degli impianti petrolchimici in USA, Medio Oriente, Asia ed Europa, sia per cause di manutenzione che per dichiarate cause di forza maggiore.

Una tempesta perfetta appunto, dove la stessa plastic tax ha trovato posto diventando quasi un peso più che un sollievo. L’imposta, che sarebbe in calendario a Luglio, diventa così “una prospettiva destabilizzante per le aziende”, un aggravio che non sa più di aiuto e di speranza per il nostro Paese, come invece si proponeva di essere, ma che si aggiunge ad un periodo instabile che deve vuole solo alleggerirsi. La tassa porta avanti obiettivi fondamentali per vietare l’utilizzo di oggetti nocivi prodotti e la leva fiscale è un modo ragionevole per incentivare e sostenere una graduale riduzione della plastica monouso, che deve essere ridotta e riciclata. Sebbene il momento storico non sia dei più favorevoli, e nonostante i possibili rinvii in programma, una crisi non ne cancella un’altra e la regola delle tre ‘R’, (riduzione, riciclo e riuso) non va scordata ma sostenuta.

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