FIMIC: solidità e innovazione nel filtraggio e nel taglio a ghigliottina

Da più di 50 anni FIMIC si innova costantemente, forte della sua esperienza e del contributo delle nuove generazioni. Anche oggi, nonostante lo scenario economico incerto, l’azienda veneta presenta soluzioni e progetti innovativi per il settore della plastica. 

di Eva De Vecchis 

FIMIC nasce 55 anni fa, in provincia di Padova, come costruttore di ghigliottine per il taglio di bobine e scarti industriali, le cui prestazioni vengono costantemente migliorate anno dopo anno. Nel 1996 il processo di filtrazione manuale viene convertito grazie al primo controflusso FIMIC. Un anno dopo, il raschiamento entra in funzione. Oggi l’azienda può vantare una pluriennale esperienza nel campo meccanico, adattata col tempo al settore plastico e cartaceo. La riciclabilità dei prodotti e la riduzione dell’inquinamento sono i due obiettivi primari di FIMIC, convinta che la sostenibilità ambientale sia la base del progresso.

Il settore plastico, che ha resistito meglio di altri alla crisi sanitaria in corso, sta attraversando anche un importante periodo di revisione in vista della nuova Plastic Tax, l’imposta sulle plastiche riciclate ormai rimandata a luglio 2021: un cambiamento che però sembra avere effetti positivi su aziende come FIMIC, che ha superato con determinazione questa fase di instabilità generale, attraverso un intelligente utilizzo del digitale e nuovi progetti sempre a portata di mano, che le hanno permesso di raggiungere una produzione quasi sei volte superiore a quella degli anni precedenti il 2019.

Paola Crea, Sales area manager di FIMIC, ha raccontato a La Plastica Oggi e Domani come l’azienda stia vivendo questi mesi e quali insegnamenti ha tratto dall’attuale periodo così incerto.

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Paola Crea, Sales Area Manager di FIMIC

Parliamo un po’ delle vostre origini. Quando e come nasce l’idea di FIMIC?

L’avventura di FIMIC nasce 55 anni fa e siamo arrivati ormai alla terza generazione. Entriamo nel mondo del riciclaggio grazie alla costruzione di ghigliottine per il taglio di balle e bobine di scarto industriale. L’introduzione del filtro è stata un’intuizione di Antonio Canaia.  In tempi non sospetti, con una domanda ancora limitata, già si iniziava a intravedere la necessità di gestire materiali sempre più contaminati in maniera semplice ed efficace. Inizialmente è stato costruito un filtro a controflusso che era già in linea con quello che c’era sul mercato. La grande innovazione però è stata la trasformazione di questo filtro da sistema a controflusso ad un sistema a raschiamento. L’azienda è sempre stata ben collocata sul mercato, e da quando è entrata Erica Canaia, che si occupa di tutto l’aspetto commerciale e del marketing, abbiamo fatto grandi progressi e siamo passati dal produrre dieci macchine all’anno a realizzarne 69 alla fine del 2019. Ovviamente hanno contribuito anche altri fattori come l’adesione alle fiere internazionali, per esempio, o l’utilizzo attivo dei social. Adesso FIMIC è un’azienda che può vantare una posizione di leadership. 

Sempre proiettati in avanti, non ci siamo fermati ad un solo prodotto ma abbiamo cercato di ampliare la gamma dei filtri autopulenti. Dal precedente filtro a raschiamento siamo passati ad un prodotto con due camere filtranti, il filtro ERA, fino al nuovo filtro a rete TEN.

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Filtro TEN

Cosa differenzia i vostri prodotti da quelli di altre aziende?

Il filtro FIMIC è un filtro molto pratico, è una macchina semplice. Anche se modernamente equipaggiata con PLC e software proprietari, il principio meccanico è semplice. L’albero con un raschiatore ruota, raccoglie la contaminazione dal filtro e la espelle. Costruirlo non è semplice ma il principio lo è, e garantisce un macchinario flessibile e in grado di gestire contaminazioni molto aggressive, senza il rischio di subire danni. I concorrenti hanno spesso macchine più delicate e complicate, il che conduce ad un aggravamento dei costi e alla difficoltà per l’operatore di capire il funzionamento. Il prodotto FIMIC è intuitivo e solido allo stesso tempo. Abbiamo sempre lavorato per vendere le macchine, più che i ricambi. Forniamo comunque anche questi, che da noi sono estremamente economici e consentono risparmi notevoli.

Tra i vostri obiettivi c’è anche la necessità di aumentare la riciclabilità dei prodotti e di ridurre l’inquinamento. In questo senso, pensa che con l’entrata in vigore della Plastic Tax, rinviata a luglio 2021, potrà cambiare qualcosa anche per i vostri prodotti? 

Sì, potrebbe esserci uno stimolo della domanda dei nostri prodotti con l’entrata in vigore della tassa. Essa porterà infatti a un aumento drastico della richiesta di plastica riciclata, il che avvantaggerà i riciclatori e di conseguenza noi che forniamo macchinari dedicati. Altro aspetto importante è che una volta entrata in vigore la Plastic Tax, tutti i convertitori e i produttori saranno costretti a usare la plastica riciclata. Molti si sono già adeguati, ma altri, abituati ad utilizzare materiale vergine, vorranno una maggiore qualità del materiale riciclato e il filtraggio è uno step critico per garantirne il successo.

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Qual è stato l’impatto dell’epidemia sul vostro personale e sul lavoro?

L’azienda è molto rigida da questo punto di vista e le regole sono sempre state rispettate con la massima attenzione: cambio di mascherine, sanificazione degli ambienti, distanza di sicurezza garantita. Noi abbiamo sempre lavorato, abbiamo prodotto e venduto. Siamo stati anche fortunati visto che il settore della plastica, rispetto ad altri comparti, ha subito meno le conseguenze della crisi sanitaria. Credo che una volta conclusasi questa vicenda ci sarà un rebound totale e saremo investiti di nuove cose da fare. 

Come vedete l’andamento del vostro settore, considerato il periodo di crisi?

Il settore ha tenuto bene. FIMIC negli ultimi anni ha avuto una crescita esponenziale, che il Covid-19 ha solo leggermente rallentato. Io non credo che siamo davanti ad un problema strutturale dell’economia, ma ad una situazione contingente. Quando il problema Covid verrà risolto, l’economia avrà un rimbalzo.

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C’è qualcosa che state imparando da questa drammatica esperienza e che potrà servire nel futuro dell’azienda?

Ci siamo immediatamente riorganizzati. Durante il lockdown, ci siamo riadattati per compensare l’impossibilità di effettuare visite dai clienti. Non credo che questi nuovi modi di incontrarsi sostituiranno in futuro le visite in azienda, ma comunque si tratta sempre di rapporti personali e diretti che, pur non avendo la stessa valenza di un incontro a tu per tu, ci hanno permesso di portare avanti molte iniziative. In questo senso ha avuto un’impronta decisiva il lavoro svolto da Erica Canaia, che ha scelto di investire molto dal punto di vista digitale, con lo scopo di compensare la nostra assenza fisica in azienda.  

Nel periodo di stretta limitazione degli spostamenti, per poter garantire la continuazione dell’attività dei clienti, l’azienda si è anche attrezzata per effettuare le installazioni da remoto, attraverso l’uso di una app dedicata e attraverso la connessione ethernet. Un esperimento che si è rilevato un grande successo.

Avete soluzioni o progetti innovativi che pensate di portare avanti una volta superata l’emergenza, o che già avete in cantiere?

Siamo sempre in movimento. Abbiamo un nuovo filtro a rete (TEN) che a breve installeremo presso un nostro cliente ed un secondo progetto molto diverso ma di cui non posso anticipare nulla e speriamo di presentare al Plast 2021.

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