Assica: “A rischio l’intero sistema produttivo dei salumi”

Cibus Assica

 

Assica, Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi aderente a Confindustria, ha organizzato, durante la fiera CIBUS – International Food Exhibition di Parma un convegno – moderato da Angelo Frigerio, Direttore di alimentando.info – per le aziende del settore e per tutti gli operatori, dal titolo “Salumeria italiana: le sfide per il futuro, tra le incertezze del commercio internazionale e l’aumento dei costi produttivi”.

Tanti i temi messi a fuoco negli interventi, ma ovviamente il focus è stato la situazione attuale della salumeria italiana, che sta attraversando uno dei periodi più difficili degli ultimi anni, con l’allarme della peste suina africana (PSA) che incombe come una spada di Damocle sull’intero sistema produttivo.

“Con il ritrovamento a metà aprile di un cinghiale infetto a Varano de’ Melegari, la zona di restrizione è stata allargata alle aree di Collecchio, Sala Baganza e Felino, mettendo in forte crisi le aziende che esportavano in Paesi quali il Canada e gli Stati Uniti. Abbiamo già aziende che hanno messo in cassa integrazione i dipendenti: da allarme sanitario la peste suina rischia di diventare un allarme sociale”, ha affermato il Presidente di ASSICA, Francesco Pizzagalli.

 

Il ruolo delle istituzioni

“Dobbiamo essere uniti nell’affrontare le opportunità di sviluppo attraverso modalità di confronto con le istituzioni. È giusto chiedere sussidi quando le nostre aziende vengono messe a rischio per colpe e situazioni che non sono imputabili a noi, ma i sussidi servono per affrontare la drammaticità del momento. Abbiamo bisogno di un sostegno reale agli investimenti, che sono quelli che garantiscono il futuro. L’intera filiera suinicola ha bisogno di aiuti straordinari, di nuove forme di accesso al credito per garantire la sopravvivenza di un settore che ha creato benessere in tanti territori, che ha valorizzato nel tempo le peculiarità dei territori, che non ha rincorso le delocalizzazioni per andare a produrre là dove costava meno produrre”.

Ma come fare per garantire il futuro della filiera suinicola? Pizzagalli conclude il suo intervento sottolineando che occorre “equilibrio sul piano economico della distribuzione del valore; dare vita ad un sistema di filiera sostenibile; ripensare al ruolo delle produzioni DOP e IGP”.

Davide Calderone, Direttore di ASSICA, è entrato nel dettaglio dei danni della PSA, con numeri alla mano che danno la dimensione del danno.

“Fino a questo momento si sono avute perdite legate al mancato export per circa 500 milioni di euro in due anni e, se le cose non dovessero migliorare, il rischio sarebbe di subire ulteriori perdite per 60 milioni di euro al mese. Queste cifre avrebbero potuto essere anche più elevate, se non fosse stata messa in campo dal Ministero della Salute – con il sostegno di ASSICA – un’azione costante di informazione e dialogo con i principali Paesi importatori dei prodotti suinicoli; insieme all’attività diplomatica e tecnica del governo si è agito per il contenimento delle misure restrittive di ordine sanitario vigenti in molti Paesi importatori”.

 

Cibus Assica

 

La parola a esperti e analisti   

“Il progetto di ricerca ASSICA-Ismea è articolato in due annualità in cui si approfondiscono, in uno scenario fortemente segnato da un aumento dei prezzi in tutte le fasi della filiera, le dinamiche di due dei prodotti leader della salumeria italiana: il Prosciutto cotto Alta Qualità e il Prosciutto di Parma”, ha spiegato Mariella Ronga, Direzione Filiere e Analisi dei Mercati ISMEA. “In dettaglio, l’analisi ha evidenziato l’importanza delle relazioni di filiera e la ripartizione del valore dalla stalla al banco taglio”.

“Dall’analisi di BMTI risulta chiaro come alcune delle criticità che negli ultimi anni hanno coinvolto il settore suinicolo, tra cui l’aumento dei prezzi e le problematiche legate all’ aumento dei costi di produzione, si siano attenuate nella prima parte del 2024”, ha commentato Luigi Stimolo, Responsabile Area Mercato di BMTI (Borsa Merci Telematica italiana). “La speranza è che i dati continuino a migliorare affinché, anche durante il lavoro svolto dalle CUN in sede di formulazione delle tendenze di mercato e dei prezzi indicativi, si possa riscontare una remunerazione per tutti gli attori della filiera suinicola.”

“In un mercato che ha fatto registrare nel 2023 un generale calo dei volumi, pari a -0,9%, i salumi si sono contraddistinti per performance positive”, ha aggiunto Marco Limonta, Consumer Packaged Goods Director di Circana. “Sia considerando tutti i canali distributivi, includendo i Discount (+0,2%), ancor di più considerando i soli Ipermercati + Supermercati + Libero Servizio piccolo (+1,7%). Sicuramente queste performance sono aiutate da un aumento dei prezzi meno elevato rispetto alla media del Largo Consumo Confezionato. I risultati sono legati anche alla volontà dello shopper italiano di continuare ad acquistare uno dei prodotti più importanti nel loro paniere di consumi, categoria quella dei Salumi che è tra quelle più vendute nei punti vendita. Tuttavia, anche nei salumi assistiamo ad un cambiamento nelle scelte di acquisto da parte degli italiani: categorie con prezzi elevati risultano maggiormente penalizzate dal contesto inflattivo, mentre altre, con prezzi più bassi, sono premiate dal consumatore”.

 

Il punto di vista della Grande Distribuzione

Dove ha concentrato gli acquisti il consumatore? “Il consumatore ha messo in atto diversi cambiamenti nei “luoghi” dove effettuare gli acquisti di salumi, privilegiando negli ultimi mesi gli acquisti a Banco Taglio rispetto a quelli a Libero Servizio: i prodotti a Banco Taglio sono cresciuti del +4,6% a fronte di quelli a Libero Servizio a -0,3%. Il Take Away si conferma in difficoltà, con un calo dei volumi pari a -2,7%” ha concluso Limonta.

“L’export agroalimentare italiano potrebbe andare ancora meglio se ci fosse maggiore attenzione ai consumi domestici”, sostiene Mauro Lusetti, Presidente Conad. “Le nostre eccellenze crescono forti se possono contare su un mercato interno che ne sostenga gli investimenti. Inoltre, penso che per continuare a crescere, le imprese industriali italiane dell’agroalimentare debbano pensare, con le istituzioni e le altre componenti della filiera, a mettere in atto piani di lungo termine che favoriscano la loro aggregazione in campioni nazionali di dimensioni adeguate a essere competitivi nei mercati internazionali.”

“Sosteniamo con convinzione e importanti quote di mercato il settore della produzione dei salumi, della macellazione suina e della trasformazione di altri prodotti a base di carne”, ha commentato Marco Perocchi, Responsabile Banca d’Impresa di Crédit Agricole Italia. “Abbiamo attivato dei tavoli di ascolto con i produttori proprio per approfondire ulteriormente le necessità immediate del settore e cercare le migliori soluzioni e gli strumenti finanziari più adeguati per sostenere tutta la filiera”.

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