A tutela dei prodotti tipici Europei

Commissione EuL’Unione Europea ha deciso di avviare una serie di iniziative per tutelare i prodotti europei tipici, cioè quelli con caratteristiche particolari di distinzione e che già da tempo vengono marchiati con sigle specifiche, rappresentate, nel nostro Paese, dai noti termini DOP, IGP e STG. Per ovvia precisazione, conviene specificare il significato dei loghi citati, riportando le definizioni dell’Ue. DOP è abbreviazione di Denominazione di Origine Protetta e vuole intendere che l’alimento possiede caratteristiche legate all’origine geografica, in quanto è prodotto in tutte le sue fasi in una regione determinata, grazie ad abilità di produzione riconosciute e con ingredienti della regione. IGP significa Indicazione Geografica Protetta; si tratta di alimenti la cui qualità e reputazione sono legate a una regione nella quale si svolge almeno una fase della produzione. STG corrisponde a Specialità Tradizionale Garantita ed è attribuibile a un alimento tradizionale per la composizione e per il metodo di produzione, ma non necessariamente prodotto in una particolare regione. In tutta Europa sarebbero più di 3.000 i prodotti complessivamente riconosciuti con una delle suddette qualifiche. L’Italia è la nazione che ne vanta il maggior numero. Sono 158 i prodotti DOP e 105 quelli IGP e forse i dati sono in difetto rispetto ai recentissimi aggiornamenti, ma comunque rispecchiano la situazione del nostro Paese, che è senza dubbio quello più ricco nella fantasia gastronomica. Per citare alcuni dei più noti prodotti DOP si può partire dai caseari quali i formaggi Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Gorgonzola, Taleggio, Mozzarella di bufala campana, Pecorino Sardo, Ricotta Romana, Fontina, Asiago, Montasio, Toma Piemontese, Raschera, Ragusano ecc.;

Prosciutto Toscano

Prosciutto Toscano

tra i salumi, Prosciutto di Parma, Prosciutto San Daniele, Prosciutto Toscano, Salame Brianza, Cotechino di Modena, Culatello di Zibello, Salamini Italiani alla Cacciatora, Soppressata di Calabria, Salame di Varzi ecc; non mancano i frutti, come Mele della Val di Non, Susine di Dro, Castagna Marrone di Caprese Michelangelo; tra i prodotti più curiosi figurano Aglio di Voghera, Basilico Genovese, Carciofo Spinoso di Sardegna, Cipollotto Nocerino, Fagiolo di Sorana, Fungo di Borgotaro, Cozza di Scardovan ecc. Tra i vini figura tra i DOP il Chianti Classico, ma nel settore vinicolo si annovera una serie numerosa (523 marche) di vini indicati con le sigle DOC (Denominazione d’Origine Controllata) e DOCG (Denominazione d’O r i g i n e Controllata e Garantita). Tra i molti prodotti IGP figurano Bresaola della Valtellina, Zampone di Modena, Porchetta di Ariccia, Mortadella di Bologna, Salame d’oca di Mortara, Speck dell’Alto Adige, Prosciutto di Norcia, Riso Vialone Nano Veronese, Uva di Puglia, Arancia rossa di Sicilia, Sedano Bianco di Sperlonga, Patata della Sila, Castagna di Cuneo, Limone di Sorrento, Pesca di Verona, Radicchio Rosso di Treviso ecc.

Arancia rossa di Sicilia IGP

Arancia rossa di Sicilia IGP

Alla sigla STG appartiene la Pizza Napoletana. Considerando che le attestazioni di qualità si sono affermate nell’area comunitaria, l’UE ha intrapreso azioni intese a proteggere e accrescere la commercializzazione dei prodotti europei certificati non solo nei rispettivi territori nazionali, ma anche nei paesi dove tali prodotti vengono esportati, al fine di tutelarne l’autenticità e favorire il giusto riconoscimento in tutto il mondo di queste produzioni esclusive dell’Europa. Si tratta di un grande passo che l’UE compie in ordine alla valorizzazione dei prodotti in campo alimentare. Infatti, ufficializzando un atto concreto di riconoscimento per i prodotti alimentari più qualificati si ottiene una loro sicura affermazione in tutti i mercati. Un esempio assai dimostrativo, come ho ricordato in un recente articolo su questa rivista (Tecnologie Alimentari 4, 2015), è dato dall’affermazione del latte di Grado A negli Usa che, commercializzato con la qualifica ben in vista sui contenitori come previsto dalle norme contenute nel Milk Ordinance and Code (la legge federale), ha conquistato rapidamente tutti i mercati della confederazione americana in quanto preferito dai consumatori rispetto ai tipi di latte dei Gradi B e C, più scadenti. Ora, nel caso dell’Europa, la certificazione di garanzia della Ue, stampata con immagine ben in vista sulle confezioni, costituirebbe certamente un efficace richiamo per i consumatori e quindi uno stimolo ai mercati per rafforzare la diffusione in tutto il mondo.

Bresaola della Valtellina IGP

Bresaola della Valtellina IGP

Il nostro paese, con la nutrita dovizia di prodotti DOP della quale dispone, dovrebbe sfruttare al meglio l’iniziativa UE, trovando modo di creare, d’intesa con Bruxelles, un logo esclusivo, di colore vivace, contenente l’insegna del cerchio di stellette corrispondente ai Paesi della Comunità, e la scritta “warrant UE”, con l’impegno di apporlo ben in vista sulle confezioni dei generi alimentari, specialmente quelli che già vantano la sigla DOP. Infatti, l’origine protetta di questi prodotti deve riguardare tutte le fasi di produzione, a cominciare dalla materia prima, fattore che conta molto a tutela dell’autenticità dell’alimento DOP. Ora l’UE ha conferito la possibilità di apporre sulle confezioni DOP un contrassegno di colore arancione, abitualmente stampato in piccola dimensione, contenente la spiegazione etimologica della sigla DOP. A mio modesto avviso, per un rilancio dei prodotti su tutti i mercati mondiali, sarebbe opportuno riportare sugli involucri, in posizione predominante, anche un bel marchio come sopra indicato, che servisse appunto ad attestare la garanzia UE. Ci pensino i Consorzi e le Cooperative. Nella commercializzazione globale potrebbe valere anche come utile difesa dalle tanto deprecate contraffazioni. Inoltre, una adeguata propaganda informativa, che è nei propositi dell’UE, sarebbe quanto mai necessaria per raggiungere i consumatori dei paesi di destinazione dei prodotti esportati con sintetiche esplicazioni, al fine di promuovere, mediante il richiamo del logo di garanzia UE, il riconoscimento dei prodotti europei a indicazione geografica, che rappresentano il 15% delle esportazioni agricole dell’Unione. Converrebbe tra l’altro approfittare della circostanza al fine di inserire, nei requisiti richiesti per assegnare le qualifiche DOP e IGP, anche la citazione delle proprietà igieniche dei prodotti in modo da fronteggiare con maggior forza i negoziati in corso tra UE e Usa nel Ttip, cioè il trattato di libero scambio tra i due versanti dell’Atlantico. Proprio in merito ai prodotti alimentari vi è infatti divergenza di vedute tra le due parti, in quanto gli Usa non condividono la distinzione attuata in Europa con le attestazioni di qualità fondate solo sulla origine geografica e le specificità produttive dei prodotti contrassegnati con le sigle DOP e IGP. Bisognerà risolvere questo problema che, insieme ad altre controversie, quali quelle sugli OGM, frena ogni sviluppo alle suddette trattative e denota comunque un quasi certo disconoscimento sui mercati del Continente americano delle produzioni alimentari più apprezzate in Europa.

di Livio Leali*
*già docente di Ispezione e Controllo del Latte e degli Alimenti Derivati presso l’Università degli Studi di Milano, Past President della S.I.M.A. (Società Italiana di Microbiologia Applicata)

Bibliografia
Attili F., L’Unione Europea a tutela del patrimonio gastronomico, 30 Giorni, Organo Ufficiale FNOVI, 8, Settembre 2015

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