
Il progetto rappresenta una nuova tappa di un percorso di ricerca e trasferimento tecnologico iniziato oltre dieci anni fa all’Università di Bologna e proseguito con la nascita dello spin-off Sinbiosys.
“ELISET si colloca in un momento cruciale per l’Europa: la filiera del riciclo delle plastiche sta affrontando una fase complessa, tra pressioni economiche, richieste di qualità e quantità sempre più elevate e necessità di rendere il riciclo davvero competitivo”, spiega Paola Ceroni, professoressa al Dipartimento di Chimica “Giacomo Ciamician” dell’Università di Bologna e cofondatrice di Sinbiosys. “In questo contesto, la disponibilità di flussi di materiali più facilmente identificabili e più puri diventa un elemento decisivo: è la condizione per aumentare il valore del riciclato e rafforzare la sostenibilità industriale del settore.
La soluzione sviluppata da ELISET si basa su nanocristalli di silicio luminescenti (silicon quantum dots): marcatori invisibili a occhio nudo che non alterano l’aspetto dei prodotti, ma consentono un’identificazione rapida e affidabile tramite sistemi ottici dedicati. Oltre al “colore” di emissione, la tecnologia sfrutta anche il tempo di decadimento della luminescenza: una firma temporale che rende la codifica più robusta e particolarmente efficace sia per la tracciabilità sia per l’anticontraffazione.
Questo approccio permette di integrare la tracciabilità nei materiali e di collegarla a sistemi digitali per la gestione delle filiere”, aggiunge Ceroni. “Con ELISET vogliamo dimostrare che risultati di ricerca avanzata possono tradursi in soluzioni concrete e tempestive per affrontare alcune delle sfide più urgenti della transizione ecologica: dalla qualità del riciclo alla trasparenza delle catene del valore, fino alla tutela dei prodotti e dei materiali.

Il gruppo di ricerca di ELISET. Da sinistra: Paola Ceroni, Francesco Romano, Marco Villa, Angelica Germinario
Nella foto in apertura: la tecnologia sviluppata da ELISET si basa su nanocristalli di silicio luminescenti



