Intervista a Miriam Olivi la prima presidente dell’associazione nata dalle donne per le donne: “Una risorsa fondamentale per il nostro paese, ancora minato dagli stereotipi culturali e in cammino verso una maggiore inclusione di genere”.
di Eva De Vecchis
Nasce Women In Plastics Italy, l’associazione che riunisce donne professioniste, con vari ruoli e diverse competenze, che operano all’interno del settore delle materie plastiche. Dalle imprenditrici alle dipendenti, dalle manager alle libere professioniste, le socie si impegnano a rispettare i valori e i principi dell’associazione per generare un reale e pervasivo cambiamento culturale, ambientale e sociale in un settore che, storicamente, è sempre stato fortemente “maschile”.
Gli obiettivi primari di Women in Plastics Italy sono quelli di promuovere una cultura di inclusività e di sostenibilità sociale e ambientale; educare per migliorare l’immagine della plastica attraverso i suoi utilizzi più virtuosi, e incentivare contatti e relazioni per creare reti di scambio professionali e solidali tra tutti coloro che aderiranno.
Le molte attività del gruppo spaziano da iniziative di formazione e informazione, fino all’organizzazione di eventi e corsi che permettano alle donne di accrescere il proprio talento, acquisire consapevolezza e approfondire le conoscenze delle materie plastiche e delle innovazioni tecnologiche, guidando alle buone pratiche di uso e riciclo. Un’attenzione particolare sarà dedicata alle iniziative di sostegno e formazione per le nuove generazioni. “Ora non vediamo l’ora di farci conoscere”, spiega Miriam Olivi, prima Presidente dell’Associazione, nella sua intervista per La Plastica Oggi e Domani, “e arrivare a chi, come ci dicono, ci sta aspettando per unirsi a noi”.
Miriam Olivi, come ha accolto la sua nomina a presidente di Women in Plastics Italy e quali sono le sue priorità per il prossimo futuro?
“Ogni giorno di questo mandato è un impegno verso le aspettative di tutte le Women in Plastics che da sempre hanno creduto in questa sfida, anche quando eravamo una semplice aggregazione informale. Sono personalmente onoratissima di rappresentarle, insieme a tutto il Consiglio Direttivo. Loro, per contro, sanno quanta energia e quanto cuore sto mettendo in questa responsabilità, affinché i primi passi ufficiali siano solidi costrutti di concretezza, credibilità, considerazione, nello scenario in cui operiamo e nelle relazioni che vogliamo instaurare per promuovere la nostra presenza: vogliamo diventare un riferimento per le donne e per chi crede nel loro talento.
Nel giorno delle prime elezioni, avvenute il 29 ottobre 2024 a Cremona in un clima carico di speranze e voglia di fare, ci siamo lasciate con uno scatto di gruppo “mano nella mano”. Sì, perché è così che abbiamo voglia di sentirci quando pensiamo al nostro status di associate Wips: negli impegni istituzionali come il mio, in quelli operativi dei gruppi di lavoro o in quelli ordinari nelle nostre attività professionali. Innanzitutto, unite; in secondo luogo, ognuna con lo stesso impegno a sostenerci.
Il primo periodo è stato particolarmente impegnativo per le attività burocratiche, amministrative e organizzative di avviamento formale dell’associazione: un lavoro molto consistente di cui, come dico talvolta scherzosamente, la prossima Presidente avrà la fortuna di essere sgravata. Non vediamo l’ora di farci conoscere, di arrivare a chi, come ci dicono, ci sta aspettando per unirsi a noi. Ma la mia priorità è presentare ufficialmente Women in Plastics Italy alle istituzioni italiane e internazionali e avviare collaborazioni di promozione dei nostri valori, che risultano attualissimi e non hanno confini di nessun tipo”.
Women in Plastics Italy nasce, prima di tutto, come un gruppo di donne unite dalla volontà di condividere successi e affrontare le sfide del settore. Cosa vi ha spinto a formalizzare questa realtà in un’associazione? State riuscendo a raggiungere gli obiettivi che vi eravate poste?
“Da sempre, siamo risultate molto concrete e attive. Pur non avendo una struttura interna dedicata, grazie ai nostri gruppi operativi volontari, pieni di iniziative, le nostre attività di formazione e di networking hanno avuto da subito un’evidente adesione. La visibilità ottenuta in breve tempo nel mondo delle materie plastiche ci ha invitate a riflettere sull’orientamento del nostro percorso, sulla chiarezza del messaggio che avremmo voluto diffondere, sul bisogno di avere un coordinamento che potesse essere funzionale e legittimante.
Sentivamo anche la necessità di essere rappresentate, di fare in modo che la nostra opinione e la nostra esperienza si prendessero una parte di governance nel settore: è un comparto che ci appassiona, che difendiamo, che vogliamo vedere progredire e arricchirsi della presenza dei giovani. Costituire l’associazione ha significato chiarire la nostra identità ed ufficializzare i nostri obiettivi. È stato il modo di perfezionare anche la nostra missione inclusiva, aprendoci all’accoglienza di tutti: donne che non sono di questo ambito, uomini, aziende, studenti. In questo primo periodo di vita associativa, abbiamo cercato di trovare un nuovo equilibrio che permettesse di unire la nostra vulcanicità con gli aspetti più formali: una base fondamentale per un futuro inequivocabile a cui agganciare sempre nuove presenze”.

Miriam Olivi, prima Presidente, il giorno della Costituzione dell’Associazione
Quali sono i valori fondanti di Women in Plastics Italy e come si traducono concretamente nelle vostre attività?
“Donna, plastica e rete. Sono questi i nostri focus, gli scopi che abbiamo descritto anche nello Statuto e nel nostro Manifesto, documenti per noi importanti a cui ogni associato deve aderire: non soltanto come atto formale da siglare con una penna, ma come impegno a testimoniare, con comunicazione trasparente e buone pratiche. Le WIPS sono partite innanzitutto da sé stesse, come spesso dico: “Donne con le donne per le donne”. Sono loro l’emblema, anche con connotato politico, della nostra associazione; sono loro che votano e che possono essere elette. Il talento femminile è al centro delle azioni e delle relazioni associative. Women in Plastics è il luogo dove le donne possono esprimersi, cercare e trovare supporto, ispirazione, motivazione.
La plastica è il secondo fattore comune: un materiale sotto assedio, che però è parte della nostra quotidianità, privata e professionale, su cui sentiamo la necessità di fare chiarezza. Siamo esperte che possono raccontare la verità e rimuovere molti pregiudizi che mirano a spostare indebitamente i canoni della sostenibilità, depistando l’opinione pubblica.
Women in Plastics è, non da ultimo, un canale di solidarietà ed apertura, di tipo umano, relazionale, professionale, istituzionale. Le connessioni che stiamo attivando ci arricchiscono di competenze e conoscenze e anche le aziende associate riconoscono il valore di fare parte del nostro dirompente networking”.
Come è strutturata l’associazione e quali iniziative proponete? Qual è l’obiettivo principale dei vostri corsi di formazione?
“Abbiamo una serie di gruppi che si dedicano alle attività pratiche dell’associazione: ogni gruppo si relaziona con il Consiglio Direttivo e con la sottoscritta tramite una consigliera designata, proprio per garantire l’uniformità e la coerenza dei contenuti. Grazie all’attivismo di questi team e al loro apporto riusciamo a portare avanti molte iniziative: comunicazione, eventi, incontri in fiera, speech tematici, empowerment per i soci e formazione. Quest’ultima, che consiste in veri e proprio corsi, in presenza o online, a tariffe molto agevolate, verte sul potenziamento di hard e soft skills, in molteplici direzioni, anche secondo indicazioni raccolte dagli associati tramite appositi sondaggi che indaghino le loro esigenze. Viene sempre erogata tramite coach certificati e selezionati accuratamente.
Alcuni esempi di corsi realizzati o in programma? Comunicazione persuasiva, public speaking, empowerment e leadership femminile, marketing. Il programma è sempre molto denso e anche i webinar, che teniamo online con cadenza quasi mensile, sono occasioni per apprendere, di formarsi e informarsi: dalla certificazione di genere agli scenari geopolitici, dal riciclo dei materiali plastici alle modalità di ricerca del personale”.
Come è possibile associarsi e quali canali di comunicazione avete attivato (o vorrete attivare) per far conoscere meglio la vostra realtà?
“Al momento, stiamo usando le nostre voci e le nostre conoscenze per annunciarci e presentarci: anche come ambasciatrici siamo efficaci, superiamo i 120 iscritti in poco più di quattro mesi di attività. E contiamo più di dieci aziende come soci sostenitori, presenze per noi significative. Siamo molto attive sui social media, soprattutto LinkedIn e Instagram: questa è solo una parte delle efficaci attività realizzate dal nostro gruppo dedicato proprio alla comunicazione.
Contiamo di realizzare il nostro sito web prima dell’estate: questo faciliterà gli interessati ad ottenere le informazioni su chi siamo e cosa facciamo. Ad oggi, si può contattare l’associazione scrivendo una mail agli indirizzi: info@wips-italy.it, segreteria@wips-italy.it, presidenza@wips-italy.it. Oltre che a ricevere informazioni e risposte, si possono richiedere moduli e documenti per aderire. I requisiti vengono prima valutati da presidenza e segreteria e, in seguito, deliberati in consiglio. Agli stessi indirizzi, chi fosse interessato, può far richiesta di ricevere la nostra newsletter mensile, per rimanere aggiornati su fatti, notizie e programmi”.
Recentemente Women in Plastics ha avviato una collaborazione con Amaplast. Quali opportunità porterà questa partnership?
“Dopo una presentazione informale al Presidente Massimo Margaglione e al Direttore Generale Mario Maggiani, a febbraio sono stata invitata a parlare di Women in Plastics Italy in sede di Consiglio Amaplast: un’accoglienza calorosa in un clima di grande considerazione. Prima di queste occasioni e ancor prima della nostra costituzione, non erano mancati i tentativi di instaurare una connessione tra le due realtà ed Amaplast aveva ospitato un paio di aperitivi da noi organizzati, come incontro nelle fiere Chinaplas a Shanghai ed NPE a Orlando nel 2024. Penso che la formalizzazione della costituzione dell’associazione fosse un passaggio dovuto per spostare il dialogo ad un livello superiore e poterci mettere a disposizione per iniziative e collaborazioni che valorizzino la diversità e la sostenibilità nel comparto.
Grazie ad Amaplast, Women in Plastics sarà presente, con uno stand esclusivo, a Greenplast, la fiera di settore che avrà luogo a Milano dal 27 al 30 maggio 2025: è un’occasione fantastica per conoscere la nostra realtà, un vero esordio nell’ambito fieristico con una postazione propria, ma anche una presenza innovativa per tutti gli operatori. Penso che l’interesse sovranazionale che Wips-It sta riscuotendo, rappresenti un prestigio per l’industria manifatturiera italiana: non ci sono altre nazioni europee con un’associazione che abbia i nostri connotati e, nel corso del 2025, siamo invitate a presentarci a summit e conferenze organizzati da altri Paesi, che si aspettano di ricevere da noi lo spunto e l’incoraggiamento ad avviare progetti similari. Amaplast ci sta riconoscendo questa importanza, noi ne siamo grate e motivate. Spero davvero che questa collaborazione possa consolidarsi con azioni sempre più benefiche e concrete: un’unione di forze e di nobili intenti”.

Incontro ad Algeri con studentesse della facoltà̀ di Scienze e Tecnologie
Quali nuove iniziative o progetti intendete realizzare entro la fine del 2025? avete in programma dei progetti dedicati ai giovani o alle scuole?
“Continueremo a rafforzare le proposte per i nostri associati, con tante novità. Abbiamo integrato delle convenzioni che consentono a tutti di ottenere sconti e agevolazioni su particolari servizi. Alla formazione e agli eventi ordinari, abbiamo aggiunto degli appuntamenti a teatro e delle tavole rotonde all’interno delle aziende. Presenzieremo alle più importanti fiere di settore, organizzando colazioni e aperitivi di networking. Stiamo dialogando con scuole e atenei per qualche iniziativa specifica. Women in Plastics Italy è, per esempio, ente patrocinatore del programma “Obiettivo EFFE, Progetto di Empowerment Femminile per un Futuro più Equo”: una serie di convegni e campus organizzati dall’Università Bicocca di Milano sui temi dell’educazione finanziaria, dell’imprenditorialità per ragazze e della violenza economica.
Abbiamo veicolato borse di studio di altre associazioni. Infine, in una recente fiera in Algeria, ho invitato un gruppo di studentesse algerine dell’Université des Sciences et de la Technologie “Houari Boumediène” a farci visita: dopo un momento di confronto sul gender gap Italia-Algeria, abbiamo visitato il padiglione italiano introducendo le ospiti alle nostre tecnologie ed innovazioni. Un momento di vitalità, molto apprezzato anche dagli espositori italiani, a cui speriamo di dare seguito, magari invitando queste studentesse per dei tirocini nelle nostre aziende, sempre se riusciremo, quando sarà il momento, a superare lo scoglio dei visti necessari da questo Paese. Contiamo sull’aiuto dell’Ambasciata italiana in Algeria, a cui abbiamo presentato la nostra associazione sempre nella stessa fiera”.
Quale è la situazione delle donne oggi nel settore plastico e quali, a suo parere, i problemi più urgenti o gravi che devono essere affrontati e risolti?
“Il contribuito nella socializzazione secondaria, come appunto con le scuole, e l’apporto al cambiamento culturale sono fondamentali per rimuovere bias e pregiudizi che oggi vedono le materie tecnico-scientifiche poco gettonate dalle ragazze: non mancano le vocazioni, ma persistono gli stereotipi che scoraggiano e spingono i soggetti femminili a realizzarsi altrove. Di conseguenza, nel settore plastico, manca una buona distribuzione dei ruoli per genere, mancano talenti e mancano competenze. Gli stessi stereotipi culturali sono quelli che condizionano i percorsi e le ascese, che inficiano sugli equilibri tra vita professionale e attività di cura, che rallentano il processo verso la parità di genere: nello scenario globale, il nostro Paese perde posizioni, a riprova della lentezza e della scarsa efficacia delle nostre politiche governative ed economiche.
Quote rosa e certificazioni di genere sono strumenti che impongono attenzione e spingono in una direzione, ma rischiano di risultare una forzatura se non lavoriamo di pari passo, cercando di recuperare il ritardo, su un cambiamento culturale radicale. Diffondere i dati ed i risultati dei Paesi a cui possiamo ispirarci e che oggi traggono, dalla “quasi” parità, vantaggi economici e sociali rilevantissimi, potrebbe aprire la visione anche a molti imprenditori che oggi chiedono: “Ma era proprio necessario costituire un’associazione per le donne nel settore materie plastiche?”. Bisognerebbe chiedersi come mai in Italia, più che altrove, sia emersa questa necessità; o forse, più che porsi domande, bisognerebbe appunto guardare ad altri Paesi e alla profittabilità che hanno i loro dati, per avviare una controtendenza in cui rimboccarsi le maniche. Women in Plastics Italy è già una pagina importante nella storia del nostro comparto e del nostro Paese”.
Nella foto in apertura: Il Comitato delle Cofondatrici insieme all’avvocato Allavelli che ha seguito le procedure di costituzione dell’Associazione




