
Quando l’arte incontra l’ingegneria possono nascere applicazioni inaspettate, capaci di coniugare creatività e tecnologia. È il caso di Corvidae. Sguardi di specie, ideato dalla performer e regista Marta Cuscunà. Si tratta di uno spettacolo che nasce dall’incontro tra teatro visuale, animatronica e meccanica per affrontare temi legati alla biodiversità e all’intelligenza animale. La performer porta in scena uno stormo di corvi meccanici, realizzati con componentistica igus come cuscinetti flangiati, ralle e giunti esenti da lubrificazione. I corvi, movimentati dall’artista Cuscunà, osservano il mondo con occhi non umani, invitando il pubblico a riflettere sull’impatto dell’uomo sul pianeta e sulle possibilità di rimediare.
Dal teatro alla Triennale di Milano
Dopo il debutto a teatro nel 2021, l’opera evolve ulteriormente: nel 2025 sono stati costruiti quattro nuovi corvi meccanici per dare vita a un’installazione per la 24ª Esposizione Internazionale della Triennale di Milano, all’interno della mostra A Journey Into Biodiversity – Eight Forays on Planet Earth, curata da Telmo Pievani. In programma dal 13 maggio al 9 novembre 2025 a Milano, l’esposizione affronta il tema delle diseguaglianze in termini evolutivi. Da qui la scelta dell’artista Marta Cuscunà di rendere la sua installazione interattiva, permettendo al pubblico di animare direttamente i corvi tramite un’interfaccia meccanica, progettata per essere accessibile anche a bambini e persone con disabilità.
Dalla tecnologia meccanica all’empatia dello spettacolo
Sviluppato dalla scenografa Paola Villani insieme ai tecnici Marco Rogante e Simone Spangaro, il sistema di animazione dei corvi è completamente manuale: i movimenti sono trasmessi tramite cavi di freni da tandem collegati a joystick meccanici che permettono alla performer di manovrare più corvi contemporaneamente con una sola mano.
Ogni joystick integra tre pulegge che consentono un’articolazione ampia e precisa dei movimenti, mentre il becco è comandato da una leva simile a un freno di bicicletta. Anche le voci dei corvi sono prodotte dal vivo, senza ausili digitali, per restituire coerenza con l’approccio artigianale dell’opera. La fisicità della manipolazione incide direttamente sull’interpretazione e sull’emissione della voce, conferendo maggiore autenticità al progetto.
Motion plastics in scena
L’incontro tra igus e il team artistico è avvenuto nel 2018, quando la scenografa Paola Villani ha individuato nel catalogo dell’azienda componenti motion plastics ideali per migliorare l’affidabilità e la fluidità dei movimenti dei corvi meccanici. Con il supporto della direttrice artistica di Centrale FIES, Barbara Boninsegna, è stata contattata igus, che ha scelto di sostenere il progetto, condividendo l’interesse per l’innovazione tecnica e la sostenibilità.
Per arrivare all’attuale configurazione dei corvi meccanici, sono state effettuate diverse fase di prototipazione con il supporto dei tecnici igus. Per la realizzazione dei quattro corvi protagonisti dello spettacolo teatrale e degli altri quattro destinati all’installazione per la Triennale, igus ha fornito componenti della gamma dry-tech, in particolare cuscinetti flangiati con fori, ralle e giunti. Si tratta di soluzioni esenti da lubrificazione, progettate per offrire lunga durata, silenziosità e stabilità, anche in condizioni di carico variabile. Dal 2018, infatti, la componentistica igus utilizzata nei primi quattro corvi non ha mai richiesto manutenzione, nonostante l’uso intensivo, i frequenti smontaggi e trasporti e sollecitazioni legate all’attività scenica.
Tecnologia al servizio della creatività
“Per noi è motivo di orgoglio vedere i nostri componenti impiegati in contesti così originali, dove la precisione meccanica incontra l’espressione artistica”, commenta Marcello Mandelli, Country Manager di igus Italia. “La collaborazione con Marta Cuscunà dimostra come la nostra tecnologia possa adattarsi anche a scenari inaspettati, mantenendo le stesse caratteristiche di affidabilità e prestazioni richieste dalle applicazioni industriali più avanzate”.



