
Il Governo Italiano è ancora indietro sulla Direttiva SUP, e dopo aver ascoltato i rappresentanti del settore, ha presentato a Bruxelles un primo schema di recepimento.
di Eva De Vecchis
La Direttiva 904/2019 meglio nota come SUP (Single Use Plastic) in Italia non ha ancora visto l’emanazione del decreto legge di recepimento. A Settembre però qualcosa si è mosso e le commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera hanno convocato i rappresentanti di associazioni ambientaliste, industriali e consorzi in merito al decreto di recepimento della Single Use Plastic.
Ne sono emersi commenti più o meno favorevoli e nuove richieste, come quella di fissare con maggiore chiarezza i criteri di esenzione oppure la necessità di trovare un termine alternativo per i materiali “fatti di plastica”, che includa anche oggetti in plastica compostabile, senza correre il rischio di confondere i consumatori all’atto del conferimento nei rifiuti differenziati. Ad oggi però non sono stati ancora fatti molti passi in avanti, e il nostro paese presenta solo uno schema di recepimento della direttiva che è stato da poco trasmesso dal Governo Italiano a Bruxelles.
È scaduto il 3 Luglio 2021 il termine di recepimento della Direttiva 904/2019 (c.d. Direttiva “SUP” – Single Use Plastics) in tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea. Eppure in Italia non è cambiato molto rispetto alla situazione precedente poiché il decreto legislativo di recepimento della direttiva non era ancora mai stato emanato. La SUP, adottata formalmente da parte del Parlamento Europeo e del Consiglio il 5 giugno 2019 è poi entrata in vigore il 2 luglio dello stesso anno. In particolare, attraverso il recepimento della 904/2019 gli Stati membri dell’UE avrebbero il compito di promuovere la transizione verso un modello di economia circolare e di adottare un diverso standard di misure al fine di ridurre l’incidenza sull’ambiente e sulla salute umana da parte di alcuni prodotti plastici, soprattutto monouso, soggetti a dispersione e abbandono nell’ambiente terrestre e acquatico.

L’iter in Parlamento
Ad Agosto 2021 sono stati trasmessi dal governo alle Camere gli schemi di decreti legislativi mirati al recepimento di alcune direttive UE, adottati con l’attivazione della delega presente nella legge n.53/2021 (legge di delegazione europea 2019-2020), tra questi, anche la Direttiva SUP. Il testo dunque, mira a recepire la direttiva, sebbene ancora si tratti di una bozza che esenta i rivestimenti in materiale plastico presenti in quantità inferiore al 10% del peso dell’articolo come anche gli articoli monouso in plastica compostabile secondo gli standard europei (UNI EN 13432 o UNI EN 14995), prodotti con almeno il40% di materia prima rinnovabile (che diventerà il 60% dal 1° gennaio 2024), nel caso non vi fossero alternative riutilizzabili ai prodotti di plastica monouso destinati ad entrare in contatto con alimenti.
L’incontro con i rappresentanti
Il 21 Settembre le commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera hanno portato avanti, in videoconferenza, le audizioni di rappresentanti di associazioni ambientaliste, associazioni di categoria e consorzi in merito al decreto di recepimento della Direttiva Single Use Plastic. In particolare, Greenpeace, Kyoto Club e Legambiente si sono dette favorevoli alla direttiva, sebbene emergano alcune criticità, come la necessità di fissare con maggiore chiarezza i criteri di esenzione e quella di dare priorità alla riduzione del monouso. Assobioplastiche e il consorzio Biorepack denunciano invece l’effetto contrario che potrebbe avere il regolamento sulla marcatura degli imballaggi in plastica: questo infatti obbliga a dichiarare come “fatti di plastica” anche oggetti compostabili, con il rischio di confondere i consumatori all’atto del conferimento nei rifiuti differenziati. Il consorzio Capri ha chiesto alcune modifiche della direttiva, a partire dalla definizione di “prodotto in plastica monouso” e l’introduzione di un sistema di incentivazione del contenuto di riciclato all’interno dei prodotti. Assorimap ha proposto un contenuto minimo obbligatorio di plastica riciclata tracciata post-consumo del 50% nei monouso elencati, qualora non si possano utilizzare alternative riciclabili.

Confindustria invece, condivide gli obiettivi di fondo della direttiva, ma chiede anche un approccio più coerente che eviti azioni punitive verso intere filiere produttive italiane; mentre Confcommercio ha affrontato il tema della gestione delle scorte di articoli monouso, chiedendo certezze sulla tempistica mentre Confida ha chiesto uno sforzo in termini di ricerca e sviluppo verso i nuovi materiali delle imprese del settore. La Federazione carta e grafica è invece preoccupata che l’imballaggio in carta rischi di perdere quella piccola percentuale ammessa di plastica, inferiore al 10%, che non incide sulla compostabilità del prodotto. L’intervento di PlasticsEurope Italia si è concentrato sul riciclo chimico, definito l’anello mancante per arrivare ad una completa circolarità della plastica. Infine, Federazione Gomma Plastica, attraverso Unionplast, ha sottolineato alcune criticità del provvedimento, premettendo alcuni dati del settore. Il Presidente Bergaglio ha introdotto alcune qualità italiane in termini di riciclo come la capacità, nel nostro Pese, di raccogliere separatamente il 96% degli imballaggi immessi al consumo, e di riciclare meccanicamente il 70% mentre, ogni anno, 1 mln di tonnellate di plastica viene trasformata in nuovi oggetti. Tra le voci contrarie invece, risaltano le critiche verso una scuola plastic free che cozzerebbe con gli obiettivi comunitari che puntano invece ad un’educazione al riciclo.
In seguito all’incontro da parte delle commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera con i rappresentanti è stato presentato a Bruxelles, da parte del Governo Italiano, il testo dello schema di decreto legislativo recante l’ “attuazione della direttiva (UE) 2019/904 del parlamento europeo e del consiglio del 5 giugno 2019 sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente”.




