Spada: “insieme possiamo ripartire”

12.07.2021
“Abbiamo scelto questo luogo e questa giornata perché entrambi hanno un grande significato. Qui siamo in un luogo straordinariamente importante per la storia dell’impresa lombarda e italiana. Oggi il messaggio che vogliamo dare alle imprese che lavorano in quei settori messi alla prova così duramente dalla crisi è: «Noi ci siamo. Insieme possiamo ripartire». E insieme possiamo ripartire perché il mondo delle imprese, nella sua generalità, è già ripartito. Dopo avere passato una crisi difficile – più violenta che altrove – l’industria dei nostri territori mostra un recupero significativo”. Così Alessandro Spada, presidente di Assolombarda, durante il suo discorso in occasione dell’Assemblea Generale 2021 a MilanoSesto presso le ex Acciaierie Falck di Sesto San Giovanni.
“Ma ripartire non basta. Dobbiamo avere uno sguardo lungo: oggi abbiamo l’opportunità e le risorse – ben 235 miliardi del PNRR – per avviare una vera e propria rigenerazione: economica, sociale, politica e urbana”.
“Al Governo devono essere dati il tempo e il sostegno necessari per realizzare questo imponente lavoro di riforme. Sarebbe sconsiderato qualsiasi tentativo di fare deragliare un Governo che, grazie al Presidente Mario Draghi, gode in Europa di prestigio e autorevolezza. Apprezziamo di questo Governo la prudenza e al tempo stesso la fermezza con cui le decisioni vengono prese e non rinviate”.
“Alla politica, ai partiti e ai loro leader, chiediamo di approfittare di questa condizione del tutto particolare per avviare anch’essi una loro rigenerazione. Abbiamo bisogno di quella politica capace di visione, di mediazione tra interessi, capace di costruire – nel rispetto delle differenze – coesione sociale e senso di appartenenza. Abbiamo bisogno di una politica che guardi alle prossime generazioni e non alle prossime elezioni, seguendo la lezione di Alcide De Gasperi”.
“Nel 2020 i nostri territori hanno registrato nel complesso una caduta di valore aggiunto pari al -9,5%, ma con andamenti tra province fortemente differenziati. Lodi ha contenuto le perdite grazie a una forte presenza nell’elettronica, che ha accusato cali modesti, e grazie alle aziende dell’alimentare che non hanno interrotto la crescita”.

“Le aziende di Monza e dell’intera Brianza hanno patito un drastico calo di produzione e di export, ma hanno anche saputo riprendersi con estrema velocità grazie alla forte proiezione sui mercati internazionali”.
“Pavia è la provincia che ha sofferto di più. Lo shock della pandemia ha aggravato un quadro economico già debole. I forti cali patiti dalle imprese della moda, del calzaturiero e della meccanica, che caratterizzano questo territorio, sono stati compensati solo parzialmente dai risultati positivi di alimentare e farmaceutica. Stiamo lavorando con le istituzioni locali per portare avanti un Piano strategico di sviluppo territoriale di lungo periodo”.
“Anche Milano ha sofferto, a causa di una struttura economica maggiormente orientata al terziario. La pandemia ha colpito il turismo in modo drammatico: nel 2020 il crollo è stato del -76% negli arrivi a Milano”.
“Dopo questo shock la città deve mettere in campo una nuova capacità progettuale, che abbia come orizzonte l’area metropolitana e che faccia perno su una rinnovata collaborazione fra pubblico e privato, per realizzare le grandi transizioni della nostra economia, quella green e quella digitale”.
“Qui dove siamo ora, nell’area ex Falck, si sta realizzando la più grande bonifica di terreni mai fatta da privati in Europa. Ci sono importanti investitori stranieri che realizzeranno un mix di abitazioni in affitto per studenti e per famiglie, ci saranno luoghi di svago, studio, sport e lavoro. Qui ci sarà il futuro dell’Istituto dei tumori e dell’Ospedale Besta con un importante impegno finanziario da parte di Regione Lombardia. E ci sarà anche un nuovo polo del San Raffaele”.
“La crisi ha avuto un effetto pesante anche sull’occupazione. In Lombardia, secondo dati ancora provvisori, tra gennaio e marzo 2021 gli occupati sono scesi di ben 193mila unità, rispetto a un anno prima. Nella fascia di età tra i 14 e i 24 anni, il tasso di occupazione è del 21%. È un dato impressionante in sé e nel confronto con le regioni tedesche della Baviera e del Baden-Württemberg, dove il tasso di occupazione è superiore al 50%. Un dato positivo, invece, è quello sull’occupazione femminile a Milano, che con un calo pari allo 0,7% delle occupate, contro quello maschile dell’1,8%, rappresenta una tendenza opposta a quella nazionale”.
“In una situazione così difficile, non aiuta un mercato del lavoro ingessato – per troppo tempo – dal blocco dei licenziamenti. I posti di lavoro non si creano per decreto, ma con lo sviluppo economico e con la crescita delle aziende. E se vogliamo sostenere il cambiamento non possiamo imporre vincoli che impediscano di progettare il futuro. Sia chiaro, noi imprenditori non vogliamo il far West. Vogliamo regole intelligenti e vorremmo che si consolidasse il metodo del confronto continuo con le parti sociali”.
“Inoltre, i sussidi e le prestazioni che lo Stato intende offrire ai disoccupati o a coloro che sono in cerca di occupazione (Naspi, assegno di ricollocazione, servizi per l’impiego con le attività di skilling e reskilling), devono diventare veramente universali. Universali perché, per un disoccupato, il sostegno economico e la ricerca di un nuovo lavoro poggiano sul medesimo bisogno a prescindere dal settore economico di provenienza”.
“E, sempre sul tema del lavoro, dobbiamo superare in modo strutturale e permanente i vincoli introdotti dal Decreto Dignità sui contratti a tempo determinato. Infine, sulla flessibilità in uscita, in vista della scadenza di «Quota 100» e nell’attesa di una vera riforma del sistema, al momento è meglio consolidare strumenti quali il contratto di espansione, che insiste anche sul ricambio intergenerazionale e, più in generale, il potenziamento e l’efficacia del sistema delle politiche attive”.
“Tornando alla ripresa: sono almeno tre i nodi che oggi rischiano di frenarla: il debito, le materie prime, le competenze. Il primo nodo. Come possono le PMI, già con margini risicati e con un livello di indebitamento importante, trovare le risorse per investire e rigenerarsi? Chiusa la fase iniziale della pandemia, abbandoniamo la logica assistenziale e adottiamo finalmente strumenti strutturali di defiscalizzazione dell’economia reale”.

“Il secondo nodo da sciogliere è il problema del rincaro delle materie prime. Tra gennaio e maggio di quest’anno le aziende della manifattura hanno dovuto fronteggiare un rialzo medio del 38%, con picchi del 64% per la metallurgia e la meccanica. Talvolta, il problema delle materie prime diventa una questione di approvvigionamento come mostra in modo eclatante il caso di chip e semiconduttori, che bloccano persino le linee produttive delle fabbriche di auto”.
“Il terzo nodo sono le competenze. Fra giugno e agosto le imprese dei nostri territori avranno bisogno di assumere 130mila persone (Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Anpal). Tuttavia, le imprese incontrano difficoltà. In alcuni casi mancano i candidati, in altri sono inadeguati rispetto alle esigenze. Dobbiamo colmare questo divario. Occorre investire nella collaborazione tra mondo delle imprese e della formazione e valorizzare le Agenzie private per il Lavoro. Il PNRR impegna 1,5 miliardi nei prossimi 5 anni per raddoppiare il numero degli attuali iscritti agli ITS. Ma noi, insieme a Confindustria, chiediamo che da qui al 2026 il numero degli iscritti salga di almeno sei volte”.
“E ora veniamo a un punto cruciale. Questo Governo ha indicato fra i suoi obiettivi, concordati con l’Unione Europea nell’ambito del PNRR, la riforma del Fisco. Una missione di altissimo valore, il nodo che prima di ogni altri definisce il rapporto tra cittadino e Stato. La crisi economica innescata dalla pandemia rende oggi questa riforma più necessaria che mai per dare slancio di lunga durata alla ripresa economica e correggere situazioni evidenti di disparità sociale”.
“La riforma dell’Irpef non può prescindere da una revisione della tassazione del reddito d’impresa e delle altre imposte. Ancora una volta vale la pena di ricordare che una riforma organica del Fisco deve basarsi su regole semplici, chiare e stabili nel tempo. Solo con una maggiore certezza del diritto il nostro Paese può tornare a crescere, attrarre investitori esteri e recuperare la fiducia dei mercati. Occorre rivedere completamente il sistema di tassazione del reddito d’impresa, introducendo – in via definitiva – dei meccanismi premiali per le imprese che decidono di reinvestire gli utili”.
“Ma non si può parlare di riforma del Fisco senza parlare del problema della colossale evasione fiscale, valutata in 100 miliardi all’anno”.
“Per Assolombarda sono tre le direttrici sui cui capitalizzare l’investimento del Piano: la formazione, la digitalizzazione e le infrastrutture. La formazione è una leva strategica per progredire verso la costruzione di una economia basata sulla conoscenza, il principale strumento per un Paese per accrescere il proprio benessere. Dell’importanza degli ITS ho già parlato. Qui vorrei sottolineare l’importanza del rapporto tra imprese e Università per formare i lavoratori del futuro. Le nostre Università sono grandi poli di attrattività anche internazionale. Sono un patrimonio di eccellenza e lo hanno dimostrato ancora una volta favorendo la co-progettazione dei corsi di laurea con le imprese, anticipando le indicazioni del Piano”.

“La vera sfida è culturale: dobbiamo fare nostra la logica per cui la conoscenza e l’apprendimento non terminano con la scuola o con l’università, ma devono proseguire per tutta la vita”.
“La seconda direttrice è appunto la digitalizzazione. Il PNRR – con i suoi 30 miliardi per la digitalizzazione, l’innovazione e la competitività del sistema produttivo – rappresenta finalmente l’occasione per rendere strutturale e integrato il Piano Transizione 4.0. Occorre svincolarlo dalle singole leggi di bilancio”.
“Terza e ultima direttrice: le infrastrutture. uno degli elementi più importanti che hanno fatto la fortuna di Milano nella sua dimensione metropolitana è la sua collocazione geografica, il suo essere terra di mezzo. Qui un sistema moderno ed efficiente di infrastrutture è un elemento cruciale di competitività. Il PNRR assegna complessivamente 62 miliardi a interventi su infrastrutture, mobilità e logistica sostenibili. È un capitolo sul quale chiediamo che l’attenzione da parte delle istituzioni locali sia massima e capace di non trascurare anche quelle opere che si trovano lontano dai nostri territori”.
“Se il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza offre delle opportunità, è dovere delle classi dirigenti coglierle. Alle istituzioni, dico che noi come imprenditori ci siamo. Di certo non ci manca il coraggio del fare.
E ora… Concretezza e Rigenerazione”.


