Agazzi Giancarlo: la cultura della meccanica

Agazzi Giancarlo

 

Investendo in tecnologie, formazione e nuovi progetti, Agazzi Giancarlo continua ad approfondire il proprio approccio alla meccanica e a ottenere una costante crescita degli ordinativi.

 

di Alessandro Bignami ed Eva De Vecchis

 

Agazzi Giancarlo registra una crescita costante sostenuta dagli ordinativi, che le consentono di guardare con fiducia alla chiusura del 2025. Per il prossimo anno, l’azienda ha in serbo una novità importante, con il lancio sul mercato del primo macchinario a proprio marchio, sviluppato per un’applicazione di packaging alimentare.

L’obiettivo di Agazzi – realtà bergamasca affermata nella produzione di particolari meccanici di precisione, attrezzature e macchinari speciali – è quello di migliorare costantemente la propria cultura tecnologica, offrendo ai clienti qualità superiore e servizi sempre più completi. Un altro focus riguarda l’inserimento di giovani da formare internamente, con l’intento di stimolare competenze trasversali e un approccio largo all’industria della meccanica, che punti non solo alla precisione dell’esecuzione, ma anche alla capacità di evolvere e innovare quotidianamente. Ne abbiamo parlato con Omar Agazzi, Chief Operating Officer dell’azienda.

 

Agazzi Giancarlo

Il Presidente Giancarlo Agazzi insieme ai figli Paola, Flavio (a sinistra) e Omar (a destra)

 

Omar Agazzi, come sta andando il 2025 e cosa vi aspettate dai prossimi mesi?

“Il 2025 sta andando molto bene. Nonostante il comparto meccanico viva alcune incertezze, noi auspichiamo di chiudere l’anno con un +15% rispetto al 2024, grazie anche al flusso costante degli ordinativi. Il 2026 è ancora da scoprire, viste le decisioni di politica internazionale in corso, con i dazi e le sanzioni ancora non completamente definiti oltre alle guerre in Ucraina e Palestina, che potrebbero influenzare l’andamento economico futuro.

Attualmente le difficoltà principali, paradossalmente, derivano dalla capacità dei fornitori di consegnare i prodotti e rispettare le tempistiche: molti di loro stanno faticando a reperire personale qualificato. Quando un tecnico formato lascia l’azienda, è complicato sostituirlo in tempi brevi garantendo la formazione necessaria al suo sostituto; questo incide fortemente sulla produttività e sulla qualità. Noi, al momento, non abbiamo problemi di disponibilità di risorse qualificate, ma è chiaro che indirettamente siamo toccati dalle difficoltà dei nostri fornitori e, comunque, questa è una criticità che dobbiamo tenere sempre in considerazione anche al nostro interno”.

 

Come avete affrontato il tema del reperimento delle competenze, che appare una delle emergenze di questi anni?

“Puntiamo molto sui giovani, sulla formazione e sulla passione per il mestiere. Il nostro non è un lavoro di produzione in serie: è più impegnativo dal punto di vista dei diversi aspetti tecnici che vanno affrontati quotidianamente ma, allo stesso tempo, anche più stimolante. Solitamente preferiamo formare internamente piuttosto che assumere figure già specializzate. Ci interessano persone con una conoscenza generale della meccanica e con competenze ampie: un approccio ‘da meccanico’, nel senso più profondo del termine, capace di porsi delle domande, di fare ragionamenti e di trarne insegnamenti per la crescita delle proprie competenze.

I ragazzi arrivano per lo più dagli istituti tecnici della zona. Da anni collaboriamo con gli istituti locali e abbiamo attivato stage formativi che continuano a dare ottimi risultati.

Non ci adattiamo alla comodità del ‘pronto all’uso così com’è’, strategia alla lunga deleteria, perché rischia di modificare, e spesso abbassare, la qualità oltre che a cambiare i propri processi produttivi, o peggio ancora la raccolta ordini, per accomodare le competenze aziendali disponibili. Noi vogliamo percorrere la strada esattamente opposta: alzare il livello di competenze, qualità e servizio per una crescita effettiva e robusta, e per poter dare ai nostri clienti risposte positive alle loro richieste”.

 

Agazzi Giancarlo

 

Buona parte dei vostri prodotti va all’estero: come procede su questo fronte?

“Confermo che oltre il 65% del nostro fatturato dipende da commesse estere, soprattutto nell’ambito dei macchinari, dove finora sono stati prodotti per conto di alcuni gruppi internazionali. Tale produzione, cui fa capo al committente la progettazione con l’installazione e l’assistenza post-vendita, richiede una stretta collaborazione con la nostra azienda poiché, con la costruzione del macchinario, forniamo anche il servizio di industrializzazione del prodotto, al fine di renderlo più economico e performante.

Nel 2026 saremo però pronti con una importante novità: lanceremo sul mercato il primo macchinario a marchio Agazzi Giancarlo, destinato al settore del packaging alimentare. Si tratta di un impianto che trasporta e sincronizza il carico dei prodotti sulle linee di confezionamento. I nostri interlocutori saranno principalmente i costruttori di linee produttive, ma anche le aziende alimentari che intendo rinnovare o ad aumentare le prestazioni degli impianti di confezionamento già presenti nel loro stabilimento.

Attualmente siamo in fase di progettazione, mentre la costruzione si concluderà a marzo, con installazione al primo cliente prevista per aprile 2026.

Infatti, per questa nuova macchina ci occuperemo interamente del suo disegno, sviluppo, costruzione, installazione sul posto, fino al servizio di assistenza post-vendita. Per la nostra azienda sarà un’ulteriore occasione di ampliare le proprie competenze interne e migliorare i servizi verso il cliente. L’iniziativa è quindi pienamente in linea con la strategia di approfondimento della nostra cultura tecnologica e meccanica oltre alla verticalizzazione dei servizi fornibili al cliente”.

 

Internamente avete investito in nuovi macchinari?

“Sì, abbiamo acquistato due nuovi impianti per estendere il ventaglio delle lavorazioni meccaniche. Il primo è un tornio a controllo numerico di piccole dimensioni: talvolta avevamo difficoltà a reperire fornitori per componenti di piccola taglia e quantità ridotte; perciò, abbiamo deciso di dotarci di un macchinario dedicato che ci consentirà di muoverci in piena autonomia e di ottimizzare i tempi. Il secondo investimento riguarda una fresatrice a 5 assi, pensata per incrementare la capacità produttiva.

Crediamo fermamente nell’importanza di avere la macchina giusta per ogni lavorazione e di puntare alla massima flessibilità. Disporre di macchinari con caratteristiche diverse arricchisce, ancora una volta, il know-how interno”.

 

Agazzi Giancarlo

 

C’è qualche fattore che, secondo Lei, può favorire la ripresa dell’industria meccanica italiana?

“A mio parere, la meccanica italiana si è fatta trainare troppo dall’automotive, rendendosi così vulnerabile alle scelte politiche europee degli ultimi anni e alle grandi case automobilistiche, che negli anni hanno delocalizzato parte della produzione.

Se il fornitore è strutturato a livello internazionale può restare legato al cliente servendolo anche all’estero, ma sappiamo che il tessuto produttivo italiano resta fortemente costituito da PMI, spesso di grande qualità artigianale ma con ovvie difficoltà a competere su scala globale.

Servirebbe innanzi tutto sostenere le imprese e gli artigiani con incentivi concreti per reperire manodopera e intervenire sull’offerta scolastica e sull’orientamento dei giovani. Non sto parlando di ‘forzare’ le scelte o di imporre dei percorsi formativi, ma semplicemente di informare meglio gli studenti e di renderli più consapevoli e partecipi delle caratteristiche, oltre che delle reali necessità e opportunità, delle attività economiche presenti sul territorio.

A questo andrebbe aggiunto anche un nuovo stimolo all’aggregazione delle aziende più piccole a partire dal rilancio dei Distretti Industriali fino a forme di incentivazione delle aggregazioni in holding di piccole industrie e artigiani che sappiano aumentare occupazione, fatturati e profitti per poter scalare il livello della subfornitura andando a competere direttamente con i players più strutturati che oggi rappresentano invece la loro base di clientela”.

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