martedì, 2 Marzo 2021

Plastic tax: cosa cambia con la Legge di Bilancio 2021

Tutto è ancora incerto, ma la Legge di Bilancio 2021 parla già di modifiche alla Plastic tax, specificando i soggetti coinvolti, le sanzioni e l’entrata in vigore dell’imposta sulle plastiche.

 

A partire da Settembre 2020 si sono sollevate le prime voci in riferimento alla, ormai celebre, Plastic Tax: l’imposta sulle plastiche riciclate che mira a tutelare l’ambiente e diminuire l’utilizzo di Macsi (manufatti in plastica con singolo impiego). A sollevare il polverone di novità e richieste è stata la situazione di crisi portata dall’emergenza sanitaria, che ha messo in ginocchio tutti i settori senza lasciare indietro nessuno, neanche il comparto plastico. Tra le prime revisioni c’è stata la proposta di spostare dal fabbricante al grossista o alla grande distribuzione il versamento dell’imposta, rimasta fermo a 0,45 euro al kg e applicata solo sull’effettiva quantità di materia prima vergine utilizzata. Un’ipotesi che le prime notizie diffuse sul regolamento in uscita hanno subito smentito, ribadendo che i soggetti obbligati saranno il fabbricante, il venditore, l’importatore o l’acquirente. Ma a parte le voci la vera novità è un’altra, e a confermarlo è la bozza della Legge di Bilancio 2021: la Plastic Tax, fino ad oggi prevista per gennaio 2021, sarà rinviata a Luglio del prossimo anno.

Si sa, in un periodo d’incertezza fidiamo poco anche delle notizie. Questo sta accadendo per la Plastic Tax, l’imposta di 450 euro a tonnellata (0,45 euro al Kg) sui manufatti in plastica con singolo impiego (Macsi) la quale, sebbene già posticipata dal ‘Decreto Rilancio’, potrebbe subire alcune modifiche prima dell’applicazione, tra cui il mese di entrata in vigore.

Tra i primi rumors, quelli che più hanno fatto scalpore sono state le ipotesi di un passaggio di testimone: il versamentodell’imposta, dicevano a settembre il Ministero dell’Economia e Agenzia Dogane Monopoli (ADM), dovrà essere spostato dal produttore all’esercente di magazzino ingrosso o deposito grande distribuzione, responsabile dell’immissione al consumo. Nel caso in cui le due funzioni avessero coinciso, il versamento sarebbe avvenuto alla cessione dei MACSI agli esercizi commerciali. Tutto falso a quanto pare: nonostante il regolamento sia ancora in stand-by, è stato confermato il comma 637 della Legge del 27 dicembre 219 n.160 che obbliga al pagamento dell’imposta il fabbricante (“per Macsi realizzati nel territorio nazionale”), il venditore (ovvero il proprietario delle materie prime per conto del quale il fabbricante produce Macsi), l’importatore o l’acquirente (per imballaggi provenienti da altri paesi UE).

Rimane il fatto che il comparto delle materie plastiche, ma anche quello delle bevande (regolamentato dalla Sugar tax) sono in crisi. Di quest’ultimo, e quindi della relativa imposta che è sempre andata di pari passo con la tassa sulle plastiche, si è preoccupato soprattutto Giangiacomo Pierini, nuovo presidente Assobibe, l’associazione di Confindustria che rappresenta le imprese che producono e vendono bevande analcoliche in Italia. La crisi sanitaria portata dalla diffusione del virus Covid-19 ha dato il colpo di grazia e adesso, a pochi mesi di distanza dall’entrata in vigore delle due imposte (Plastic e Sugar tax), c’è chi si spaventa.

Nel corso dell’assemblea Assobibe, il dito è stato puntato soprattutto sui volumi in contrazione del 25% negli ultimi 10 anni e del 65% nel secondo trimestre 2020 a causa del contagio e della conseguente chiusura del canale HO.RE.CA (bar, ristoranti, hotellerie). I due comparti, quello delle bevande e quello della plastica sono in connessione tra loro ed entrambi soffrono il fantasma della nuova tassazione che aleggia su di loro dalla scorsa estate. Secondo l’associazione di Confindustria le imposte determinerebbero un enorme aumento del prezzo dei prodotti in vendita ai clienti ed un conseguente crollo (ulteriore) della domanda.

Cosa cambia

Cosa fare allora? Sembra proprio che l’ambiente debba spettare, la ripresa economica è prioritaria ma certo non può essere tutto accantonato.

Le opzioni però non sembrano molte e c’è ancora da aspettare, sia l’arrivo di una Legge di Bilancio definitiva, sia di poter attuare una manovra ecologica.

Tra le poche cose definitive il Parlamento ha approvato il disegno di legge “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, recante misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell’economia” meglio noto, quest’ultimo, come “Decreto Agosto”.

Rispetto al testo di agosto però, un emendamento ha cancellato il limite del 50% del contenuto in PET riciclato nelle bottiglie che quindi dal 1° gennaio 2021 potranno essere realizzate interamente con rPET, scavalcando la Plastic tax che non è applicabile sulla plastica riciclata: una deroga in via sperimentale che durerà fino “a decorrere del’anno 2021”.

Le novità però sono anche altre. Nonostante la Legge di Bilancio 2021 non sia stata ancora approvata, la bozza parla già, all’articolo 188, di “Imposta sul consumo dei Macsi, invio e modifiche Plastic tax e disposizioni per favorire i processi di riciclaggio del polietilentereftalato utilizzato negli imballaggi per alimenti” e quindi non solo alla recente modifica sulla quantità massima di PET riciclato nelle bottiglie, ma anche dell’ormai quasi certo rinvio, confermato al 1° Luglio 2021.

 

Chi pagherà

Per i soggetti che dovranno pagare l’imposta è stata apportata una modifica alla Legge n.160 del 27 Dicembre 2019 e adesso la bozza per il 2021 include (per i Macsi prodotti su territorio nazionale) oltre il fabbricante, anche “il soggetto, residente o non residente nel territorio nazionale, che intende vendere Macsi, ottenuti per suo conto in un impianto di produzione, ad altri soggetti nazionali”.

Il limite al pagamento dell’imposta è stato aumentato a 25 euro invece che 10: sotto questa soglia di debito complessivo –dei Macsi immessi in consumo nel trimestre cui la dichiarazione si riferisce − non si deve pagare l’imposta e neppure si deve presentare la dichiarazione di consumo.

 

Le sanzioni

Anche le sanzioni hanno subito variazioni (in positivo), e adesso “il mancato pagamento dell’imposta è punito con la sanzione amministrativa dal doppio al quintuplo dell’imposta evasa, non inferiore comunque a euro 250. In caso di ritardato pagamento si applica la sanzione amministrativa pari al 25 per cento dell’imposta dovuta, non inferiore comunque a euro 150”.

Per la tardiva presentazione della dichiarazione invece, e per ogni altra violazione delle disposizioni oltre che delle relative modalità di applicazione, la sanzione amministrativa varia dai 250 euro ai 2.500 euro.

Con un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate e dei monopoli si stabiliscono invece “le modalità di attuazione dei commi; le modalità di registrazione dei soggetti obbligati; le modalità per l’effettuazione della liquidazione e per il versamento dell’imposta; le modalità per la tenuta della contabilità relativa all’imposta a carico dei soggetti obbligati; la determinazione, anche forfettaria, dei quantitativi di Macsi che contengono altre merci introdotti nel territorio dello Stato; le modalità per la trasmissione, per via telematica, dei dati di contabilità; l’individuazione, ai fini del corretto assolvimento dell’imposta, degli strumenti idonei alla certificazione e al tracciamento del quantitativo di plastica riciclata presente nei MACSI nonché della compostabilità degli stessi, le modalità per il rimborso dell’imposta […]”.

Alcune modifiche sono state apportate anche alla Sugar tax. Tra queste lo slittamento (anche in questo caso) al 1° luglio 2021; modifiche in ribasso sulle sanzioni e precisazioni sui soggetti obbligati a pagare l’imposta.

La bozza della Legge di Bilancio 2021 non è definitiva e potrebbe subire ulteriori variazioni.

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