Secondo istat, la spesa complessiva in R&Sintra-muros, effettuata da imprese, istituzioni pubbliche, istituzioni private non profit e Università, ammonta nel 2023 a 29,4 miliardi di euro, in aumento del 7,7% rispetto al 2022.
L’aumento della spesa interessa tutti i settori istituzionali. In particolare, si registra un netto incremento nelle istituzioni pubbliche (+14,5%) e nelle Università (+9,9%). La spesa aumenta anche nelle imprese (+5,4%) e nel non profit (+2,3%).
La dinamica della Spesa in R&S è misurata a prezzi correnti e quindi riflette sia le variazioni dei prezzi che nel biennio 2022-23, come ben noto, è stata vivace, sia le variazioni reali del livello di spesa. Di conseguenza, l’incidenza percentuale della spesa sul Pil, indicatore noto come intensità di ricerca e sviluppo, risulta pari all’1,37%, in linea con il 2022 (1,37%), e in diminuzione rispetto al 2021 (1,41%). La spesa in R&S delle imprese sul Pil, pari allo 0,80%, è stabile rispetto all’anno precedente.
Per il 2024 i dati preliminari indicano un modesto incremento della spesa in R&S delle imprese (+1,2% rispetto al 2023), mentre per il 2025 le imprese hanno programmato un aumento più consistente (+4,0% rispetto al 2024).
Nel settore delle istituzioni pubbliche i dati preliminari 2024 evidenziano un aumento della spesa in R&S intra-muros (+6,6% rispetto al 2023) che prosegue nel 2025 (con una previsione del +7,2% rispetto all’anno precedente). Anche per le istituzioni private non profit si prevede un aumento della spesa sia nel 2024 (+4,4%) che nel 2025 (+3,6%).
Cresce il contributo del settore pubblico alla spesa in R&S
Nel 2023 la spesa del settore privato (imprese e non profit) continua a essere la principale componente della spesa in R&S intra-muros complessiva (60,1%). Le imprese hanno investito oltre 17 miliardi di euro con un peso pari al 58,4% della spesa totale, in leggera diminuzione rispetto all’anno precedente (-1,3 punti percentuali). Le Università, che con il 25,0% della spesa complessiva rappresentano l’attore più importante della R&S dopo le imprese, partecipano alla spesa totale del 2023 con una quota in lieve aumento (+0,5 punti percentuali rispetto al 2022). Cresce il contributo del settore pubblico, responsabile del 14,9% della spesa totale (+0,9 punti percentuali rispetto al 2022).
Con riferimento alle fonti di finanziamento, le imprese finanziano oltre la metà della spesa in R&S (15,0 miliardi di euro; 51,1% dei finanziamenti complessivi). Seguono il settore delle istituzioni pubbliche (10,8 miliardi; 36,9%) e i finanziatori stranieri (circa 2,9 miliardi; 9,8%). Rispetto al 2022 si rileva un sensibile aumento della spesa finanziata dal settore pubblico (+11,7%) e cresce notevolmente anche la componente finanziata dall’estero (+12,1%). Un aumento più contenuto interessa i finanziamenti delle imprese (+3,6%).
L’autofinanziamento si conferma la fonte principale della spesa per R&S delle imprese e del settore pubblico. In particolare, le istituzioni pubbliche finanziano l’88,7% del proprio settore, le imprese nazionali si autofinanziano per l’84,0%. Inoltre le istituzioni pubbliche finanziano l’80,9% della spesa in R&S delle Università e il 43,7% di quella delle istituzioni non profit.
Continua a scendere la spesa in R&S delle piccole imprese
L’aumento della spesa che si registra nel 2023 non interessa tutte le tipologie di imprese. I dati mostrano un sistema imprenditoriale fortemente diviso. Da un lato, la grande impresa (con almeno 250 addetti) continua ad aumentare le proprie spese in R&S; dall’altro, le piccole (con meno di 50 addetti) registrano un ulteriore calo. In quest’ultima classe dimensionale si rileva, infatti, una riduzione del 2,3%, mentre nelle altre classi la spesa cresce: in maniera significativa nelle grandi imprese (+7,3%) e in misura più contenuta in quelle di media dimensione (+2,8%).
Le grandi imprese si confermano quindi il soggetto più importante nelle attività di R&S intra-muros, con circa 12,5 miliardi di spesa (pari al 73,1% della spesa complessivamente sostenuta dalle imprese) contro i 3,4 miliardi delle piccole e medie imprese (PMI). Il loro peso cresce (+1,3 punti percentuali rispetto al 2022), mentre si ridimensiona la quota delle piccole e medie imprese (rispettivamente di -0,9 e -0,4 p.p.).
Le imprese sono anche i principali finanziatori della spesa del settore: indipendentemente dalla fascia dimensionale, quasi tutta la spesa in R&S delle imprese è finanziata dalle stesse unità attive nella R&S. Oltre all’autofinanziamento, che costituisce la modalità prevalente, differenti sono le altre modalità di finanziamento: per le piccole imprese si assiste ad una combinazione di finanziamenti pubblici ed esteri (rispettivamente 6,2% e 7,1%), mentre per le grandi imprese risulta importante il contributo fornito dai soggetti stranieri (12,0%).
I settori che investono di più in R&S si confermano la produzione di autoveicoli, di macchinari e di altri mezzi di trasporto: i tre settori insieme rappresentano oltre il 38,4% della spesa complessiva. Seguono l’elettronica, il comparto della Ricerca, l’informatica e la farmaceutica con quote superiori al 5%. Quasi tutti questi settori registrano importanti aumenti rispetto al 2022; in particolare, la spesa cresce di oltre il 10% nella produzione di macchinari e degli altri mezzi di trasporto. Solo il comparto della Ricerca, le telecomunicazioni e il settore dell’assistenza sanitaria riducono la spesa in R&S, rispettivamente del 9,1%, 6,1% e 2,0%. Riguardo alla governance aziendale, nuove evidenze empiriche prodotte dall’Istat attraverso l’integrazione dei registri economici evidenziano il ruolo predominante delle multinazionali rispetto alla spesa in R&S in Italia .
Queste, a controllo estero o italiano, sono i principali attori della R&S privata in Italia: da esse dipende l’83,1% dell’intera spesa delle imprese, pari a 14,3 miliardi di euro. In particolare, le multinazionali a controllo estero sono responsabili del 44,6% contro il 38,5% della spesa sostenuta dalle multinazionali a controllo italiano. Solo l’8,8% della spesa è attribuibile a imprese appartenenti a gruppi domestici e un 8,1% spetta alle imprese indipendenti (ovvero, non appartenenti a gruppi). Rispetto al 2022, ad eccezione delle imprese appartenenti a gruppi domestici, si registra un aumento della spesa in tutte le categorie; un incremento che risulta superiore alla media nazionale nelle multinazionali (complessivamente +6,4%, +7,9% in quelle a controllo estero).



