Il neopresidente di Amaplast: “Il nostro comparto sa crescere anche nelle difficoltà”

Amaplast

La Plastica Oggi e Domani conversa con Massimo Margaglione, appena eletto alla guida dell’associazione: “Le macchine per plastica e gomma rappresentano un comparto resiliente che ha registrato nel 2022 il secondo fatturato più alto di sempre. Un risultato che ne conferma il valore strategico per l’economia del Paese”.

 

di Eva De Vecchis

 

Durante l’annuale Assemblea dei Soci Amaplast, è stato eletto come nuovo presidente dell’associazione Massimo Margaglione che, negli ultimi 4 anni, ha ricoperto la carica di vicepresidente. Oltre alle elezioni, l’Assemblea è stata poi un’occasione per fare il punto sui risultati dell’industria italiana delle macchine per plastica e gomma, emersi dalla terza edizione dell’Indagine Statistica Nazionale, svolta del Centro Studi MECS-Amaplast tra 397 aziende costruttrici che, nel 2022, hanno generato un fatturato pari a 4,35 miliardi di euro, segnando un +8,1% sul 2021 e con una quota export del 72,7%. Si tratta della seconda migliore performance di sempre, raggiunta nonostante le tante difficoltà che il 2022 ha portato con sé, tra cui i limiti alle esportazioni in Russia, lo shortage di materie prime o componentistica e l’incremento dei costi energetici, ostacoli non ancora del tutto risolti. D’altro canto, le aziende del settore sembrano fronteggiare al meglio la situazione, anche grazie ad uno sguardo sempre rivolto al futuro, alla ricerca, allo sviluppo e persino all’intelligenza artificiale: basi fondamentali per garantire “un salto in avanti considerevole a quelle aziende che le sapranno sfruttare nel migliore dei modi”, spiega il neopresidente Margaglione a La Plastica Oggi e Domani.

 

Amaplast

Un momento dell’annuale Assemblea dei Soci Amaplast 2023
In apertura: il neo-presidente Amaplast Massimo Margaglione

 

Presidente Margaglione, come ha accolto la nomina alla guida di di Amaplast e quali saranno i primi passi che muoverà?

“Sono onorato che il Consiglio Generale di Amaplast mi abbia scelto per candidarmi a Presidente della nostra Associazione. Non nascondo un minimo di preoccupazione, considerando quanto il mio predecessore Dario Previero ha dovuto affrontare negli ultimi quattro anni: la pandemia, la guerra russo-ucraina, lo shortage di materie prime e di componentistica elettronica e non, l’aumento del prezzo del gas e, più in generale, delle materie prime. Un periodo davvero terribile e credo che tutti gli associati debbano ringraziare Dario Previero che ha sempre tenuto la barra dritta in tutto questo periodo. L’auspicio è che gli anni a venire siano più “tranquilli” rispetto a quelli che ha dovuto affrontare il mio predecessore. Vorrei proseguire le attività che Dario ha avviato durante il suo mandato. A partire dalla collaborazione con le altre due associazioni Acimac e Ucima per proseguire nel processo di miglioramento di tutti i servizi che congiuntamente offriamo agli associati. Se posso sintetizzare con una battuta, l’unione fa la forza e noi dobbiamo sfruttare appieno le capacità e le professionalità che le nostre tre Associazioni hanno. Molto è stato fatto, ma tanto abbiamo ancora da fare”.

Qual è la fotografia dell’associazione di cui prende ora le redini? Quali risultati e consapevolezze ha raggiunto Amaplast in questi ultimi anni?

“Quella che eredito dal Presidente Previero è un’Associazione molto solida anche da un punto di vista economico, il che di questi tempi non è sicuramente una cosa da trascurare. Come accennavo prima, la collaborazione con Acimac e Ucima ci ha consentito di migliorare i servizi esistenti e di offrirne di nuovi, sempre più al passo con i tempi. Questo però non deve essere un punto d’arrivo ma solo un punto di partenza. Il mondo infatti cambia e sta cambiando con tale velocità che bisogna essere sempre pronti ed estremamente reattivi, anche a livello associativo, nel comprendere le dinamiche che vanno a condizionare i nostri mercati di riferimento, lo sviluppo delle nostre aziende e, soprattutto, le loro necessità. Questo è un lavoro tutt’altro che semplice ma il nostro compito è rimanere al passo con i tempi e anzi anticipare le esigenze e le necessità di tutti gli associati.

Molte sono le iniziative che abbiamo portato avanti negli ultimi anni e sarebbe ingiusto citarne una piuttosto che un’altra. Vorrei fare però un’eccezione. Mi riferisco a Greenplast, la manifestazione che abbiamo lanciato per la prima volta lo scorso anno. Di fatto un’edizione in versione ridotta di Plast ma con un forte focus, come dice la parola stessa, su tutto il mondo green, tutto quel mondo cioè che ruota intorno all’ambiente e alla sostenibilità e che vede coinvolte molte nostre aziende nei processi, non solo di riciclaggio delle materie plastiche, ma anche di riutilizzo delle materie prime seconde e nella riduzione dei consumi energetici, degli spessori dei prodotti, ecc… Una sfida partita quasi per gioco che invece ci ha dato grandi soddisfazioni e che mi auguro ce ne possa dare altre nel 2025. Ciò detto, è chiaro che per quest’anno il nostro obiettivo è Plast, la nostra manifestazione storica che torna dopo 5 anni di assenza a causa della pandemia, la più importante manifestazione italiana del settore e la seconda in Europa dopo il K di Düsseldorf. Ricordo infatti che dopo l’edizione di grande successo nel 2018, Plast si sarebbe dovuto svolgere nel 2021 ma, a causa del covid, ci siamo visti costretti a rinviarla a settembre di quest’anno”.

 

Amaplast

Alcuni espositori della fiera Plast

 

I limiti alle esportazioni in Russia, lo shortage di materie prime e componentistica e l’incremento dei costi energetici sono solo alcuni dei limiti con i quali ha dovuto confrontarsi il settore delle macchine per plastica e gomma durante il 2022 e che ancora oggi sussistono. Come sta reagendo il settore? Teme che questa situazione di incertezza durerà ancora a lungo?

“Purtroppo, ormai l’eccezione è diventata la regola. Credo che negli ultimi trent’anni non si sia mai registrata una serie di eventi sfavorevoli uno di seguito all’altro come accaduto in questi ultimi anni, a partire ovviamente dal Covid-19. Nonostante ciò, il nostro comparto è stato sicuramente resiliente e, anzi, i numeri relativi al 2022 sono stati molto vicini a quelli migliori di sempre. In altre parole, nel 2022 abbiamo registrato la seconda performance del nostro comparto da quando ne rileviamo le serie storiche. Sicuramente la flessibilità e la capacità di adattarsi degli imprenditori italiani hanno consentito di resistere a tutti questi ’cigni neri’. Non dobbiamo poi dimenticarci che in periodo di pandemia il nostro comparto è stato uno di quelli che fin dai primissimi decreti è stato autorizzato a proseguire la propria attività, poiché la produzione dei nostri macchinari è stata ritenuta strategica per consentire alle aziende trasformatrici di produrre tutta una serie di dispositivi di protezione individuali (a partire dalle famigerate mascherine fino ai camici usa e getta), ma anche di imballaggi in plastica che sicuramente hanno offerto e continuano a offrire performance elevatissime in termini di igiene e protezione degli alimenti”.

Nonostante le difficoltà del comparto, i numeri emersi dall’indagine del Centro Studi MECS-Amaplast parlano di un fatturato cresciuto fino a 4,35 miliardi di euro. Grazie a quali fattori i numeri dello scorso anno sono stati comunque positivi?

“Il fatturato 2022 è stato appunto il secondo più alto di sempre per il comparto delle macchine per plastica e gomma. Stiamo parlando di un grande successo in termini anche di esportazioni. Dobbiamo infatti ricordare che questo comparto esporta circa il 70% del proprio fatturato e lo fa vendendo macchinari, impianti, attrezzature e stampi in tutto il mondo, non solo in Europa (che rappresenta comunque il principale mercato).  Il Nord America e in particolare gli Stati Uniti e il Messico negli anni scorsi ci hanno dato grande soddisfazioni, così come il Sudamerica ha dato segnali di ripresa. Grazie alle vendite nei mercati più vari è stato possibile compensare il rallentamento per non dire il crollo delle esportazioni verso la Russia, paese in cui per molti anni le aziende italiane hanno venduto volumi significativi. Non a caso, anche da un punto di vista meramente statistico, la Russia per anni è stata nella top ten delle destinazioni dell’export del nostro settore.

È chiaro che per essere competitivi su tutti i mercati bisogna essere sempre al passo coi tempi, anzi, direi un passo avanti ai tempi poiché oggi solo chi è in grado di fornire tecnologia di altissimo livello può continuare a vendere, soprattutto nei mercati considerati più maturi come quelli europeo e statunitense. Le nostre aziende investono somme significative in ricerca e sviluppo, anche se questo talvolta non appare dall’analisi dei bilanci. Molto, per esempio, si sta facendo sul tema della servitizzazione così come alcune aziende stanno già iniziando ad approcciare l’intelligenza artificiale, le cui potenzialità oggi sono ancora poco conosciute ma che, in prospettiva futura, consentiranno un salto in avanti considerevole per quelle aziende che le sapranno sfruttare nel migliore dei modi”.

 

Amaplast

 

La sostenibilità, la transizione ecologica, l’economia circolare sono argomenti di grande attualità, eppure non è sempre facile per le aziende raggiungere questi obiettivi. Ci sono degli strumenti messi a disposizione da Amaplast per indirizzare le aziende verso le best practice?

“Negli ultimi due/tre anni l’Associazione ha creato un servizio ambiente che è partito prima fornendo solo informazioni su tutte le normative (che non sono neanche poche, al di là della ben nota bozza sul regolamento degli imballaggi e dei rifiuti da imballaggio) per poi passare ad una vera e propria attività di consulenza, rivolta alle aziende associate. Senza entrare nel merito di ogni singola attività messa in campo, mi piace ricordare quanto stiamo facendo per Plast. Una azione di supporto e accompagnamento alle aziende espositrici interessate al calcolo della Carbon Footprint secondo i paramenti identificati dall’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change, organismo che opera sotto l’egida delle Nazioni Unite) applicando i protocolli riconosciuti a livello internazionale (GHG Protocol e ISO 14064). La Carbon Footprint (impronta di carbonio) è oggi il metodo più immediato e universalmente accettato per comunicare e rappresentare l’impatto ambientale di un’organizzazione. Tradurre la propria attività in emissioni di anidride carbonica equivalente in atmosfera è indice di attenzione all’ambiente ed evidenzia la volontà di aderire ai canoni di sostenibilità, oggi considerati un valore aggiunto da clienti, fornitori e stakeholder”.

Quali sono le sue previsioni per gli ultimi mesi del 2023 e per il 2024?

“Se questa domanda mi fosse stata posta sul finire del 2022 probabilmente avrei dato una risposta diversa dall’attuale. Sul finire dello scorso anno, infatti, molti imprenditori temevano una rapida contrazione degli ordini già dai primi mesi (gennaio-febbraio). Invece, i primi mesi di quest’anno hanno confermato da un punto di vista degli ordini in ingresso il trend (positivo) che si era registrato sul finire 2022. Trend che di fatto ha consentito alla quasi totalità delle imprese del comparto di avere la produzione coperta per tutto il 2023 (e per qualche azienda anche per i primi mesi del 2024). In altre parole, il 2023 sarà ancora un anno di crescita, probabilmente con un incremento percentuale inferiore a quello del 2022 ma comunque con un segno più.

Occorre però dire che a partire dal secondo trimestre 2023, la temuta contrazione degli ordini si è andata concretizzando e, quindi, il temuto rallentamento del mercato previsto per il 2023 molto probabilmente si manifesterà nel corso del 2024. Il prossimo dovrebbe quindi essere un anno di transizione e comunque un quadro più chiaro si potrà avere solo nei prossimi mesi, in base all’andamento degli ordini in ingresso”.

 

Amaplast

Share Post