Il digitale è partecipazione

Sintetica

Sintetica è fra le medie aziende farmaceutiche più avanzate nella trasformazione digitale. Alla tavola rotonda di SPS Italia e ISPE Italia su “Digitalizzazione e Pharma 4.0” è intervenuto il responsabile del programma intrapreso dall’azienda svizzera: “Il coinvolgimento attivo delle persone è importante quanto la tecnologia”

di Alessandro Bignami

“Solo con la partecipazione di tutte le componenti aziendali ci può essere una reale trasformazione digitale”. Davide Ferrara, Digital Affairs Corporate Executive Director di Sintetica, è stato invitato alla tavola rotonda “Digitalizzazione e Pharma 4.0 nel Life Science”, organizzata da SPS Italia e ISPE Italia lo scorso 13 aprile a Milano. Ha contribuito alla discussione portando al pubblico la propria esperienza diretta nella creazione di una roadmap verso il 4.0 in una media azienda farmaceutica. Per farlo, Ferrara non ha parlato solo di tecnologie e sistemi, ma soprattutto di awareness digitale e di focalizzazione sulle persone. “Il digital è la tecnologia abilitante, ciò che conta però è trasformare il modo di fare business, l’organizzazione, i processi. E ciò si può fare solo attraverso il coinvolgimento di tutti i dipartimenti”. A margine dell’evento, che si è svolto negli ampi spazi del MADE Competence 4.0 di Bovisa, abbiamo avuto l’opportunità di approfondire con il manager alcuni temi toccati nella presentazione. 

Davide Ferrara, può presentarci brevemente Sintetica? 

Sintetica è una media azienda del Canton Ticino che ha compiuto 100 anni nel 2021. Ha una storia lunga e costellata di successi nell’ambito della ricerca farmaceutica. Produciamo farmaci in asettico e siamo leader nella produzione di soluzioni iniettabili come anestetici locali e analgesici, prodotti dunque destinati soprattutto alle cure intensive e alla sala operatoria. A gestirli sono quindi soprattutto anestesisti e operatori sanitari in ospedale. Tre anni fa la società è stata acquisita da un fondo che ha ampliato ulteriormente le prospettive di crescita e creato le basi per una nuova fase di accelerazione verso i temi della digitalizzazione e dell’innovazione.

Oggi qual è la vostra dimensione?

Siamo più di 300 persone, dislocate in quattro sedi, due in Svizzera, una in Germania e una nel Regno Unito. I nostri prodotti vengono distribuiti in tutto il mondo con un modello che prevede sia un canale “Business to Consumer” con vendita diretta ad ospedali e farmacie e un canale “Business to Business” dove operiamo grazie a delle partnership strategiche che si occupano della distribuzione.

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Davide Ferrara, Digital Affairs Corporate Executive Director di Sintetica

Quando è entrato in azienda e quali competenze ha portato?

Sono entrato a far parte di Sintetica circa tre anni fa, portando con me un’esperienza ventennale nella consulenza direzionale e strategica in aziende multinazionali del settore farmaceutico. In Sintetica mi è stato affidato il compito di coordinare l’intero programma di transizione digitale in qualità di Corporate IT Director. Ho trovato un’azienda fortemente focalizzata sul valore delle persone e con un concreto orientamento all’innovazione, due elementi in piena sintonia con il mio approccio alla digitalizzazione. La tecnologia gioca un ruolo primario nell’ambito di programmi di trasformazione digitale perché può abilitare il cambiamento e accelerare la crescita, ma l’accento va posto sulla trasformazione. Le precedenti esperienze mi hanno insegnato che quando le persone non sono al centro di questo tipo di progettualità è difficile portare a casa un successo pieno. La capacità di superare le resistenze al cambiamento e il naturale atteggiamento difensivo rispetto a nuove tecnologie e innovazione è determinante. Per farlo, occorre un programma di iniziative concrete, che non si possono ridurre ad attività di comunicazione e formazione. Bisogna intervenire nel vivo delle modalità di lavoro, facilitare il continuo allineamento verso gli obiettivi aziendali, stimolare una sempre più radicata consapevolezza digitale. Si tratta di aspetti non meno importanti e perfino più complessi delle tecnologie, per le quali possiamo quantomeno affidarci a esperti integratori di sistema. Alla fine a contare sono la chiarezza della visione e la capacità di integrare competenze tecniche e di business in tutte le fasi del programma di trasformazione digitale.

A che punto siete arrivati nel percorso di trasformazione digitale?

Siamo poco oltre metà strada. Abbiamo impostato un programma estremamente ambizioso rispetto ai sistemi e tecnologie che stiamo implementando e alle tempistiche che ci siamo dati per realizzare i singoli obiettivi. Il 2022 sarà un anno di svolta, poiché andranno a regime quattro delle cinque iniziative che abbiamo avviato in questa fase di transizione. È un primo e interessante momento di verifica, che può generare già un importante salto di qualità. Contiamo di integrare tutti i processi aziendali su un’unica piattaforma. È un avanzamento che giudico ancora più significativo dopo aver ascoltato l’indagine presentata da ISPE Italia, secondo la quale molte realtà, simili alla nostra per dimensioni, si stanno ancora chiedendo come sia meglio muoversi sul tema del digitale. 

Come ha influito la pandemia sul percorso che avete intrapreso?

È stata una sfida non facile, che per certi versi ha accelerato il cambiamento che avevamo già avviato. Per tutti è stato un periodo drammatico, ma mi piace guardare anche agli effetti positivi che ha sortito sulle dinamiche della società. Penso per esempio alla lezione appresa rispetto allo smart working. Oggi le aziende hanno capito che il lavoro da casa può essere tutt’altro che incompatibile con gli obiettivi aziendali e che spesso favorisce l’incremento della produttività. Ovviamente non può interessare ugualmente tutte le mansioni e va analizzato anche rispetto alla normativa paese, ma si è rivelato uno strumento virtuoso. Un’altra eredità che ci lascerà questa terribile emergenza è di natura più commerciale e riguarda nuovi modi di fare business e la possibilità di coinvolgere il cliente attraverso i canali digitali. Si tratta di esperienze che porteranno frutti anche quando la pandemia sarà del tutto alle spalle. Le aziende che, di fronte a questi cambiamenti, si sono dimostrate più reattive nei prossimi anni vedranno un incremento del proprio vantaggio competitivo.

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Il digitale offre opportunità peculiari per l’industria del pharma?

Sì, perché il farmaceutico è soggetto a una regolamentazione non paragonabile ad altri comparti industriali e che inevitabilmente impone un taglio specifico alla trasformazione digitale, che deve tenere conto di procedure di validazione, protocolli di test tipici del settore. Penso per esempio all’esigenza di trasparenza, alla data integrity e alla compliance in generale. In quest’ottica la tecnologia è un valido alleato anche per rispondere ai requisiti del complesso apparato normativo che regola il settore e che è in costante evoluzione. 

Il bisogno di rispettare le normative e di validare ogni innovazione non frena il cambiamento verso nuovi sistemi tecnologici e informativi?

In realtà no, se questo sistema di regole offre un reale miglioramento verso la qualità del prodotto, la trasparenza e l’integrazione dei processi. Al contrario la regolamentazione gode di molta attenzione e consenso da parte delle aziende più virtuose e, proprio grazie al fatto di essere così stretta, tutela il paziente e di riflesso il produttore farmaceutico. Guardi il fenomeno della contraffazione. La stessa survey di ISPE rivela che circa un farmaco su cinque acquistato su internet è falso. Ciò mette a repentaglio la salute del paziente e la credibilità del settore. E spiega bene perché ogni passo verso processi più controllati e tracciabili non può che essere visto con favore sia dall’industria sia dalla comunità.

Cosa si aspetta per i prossimi mesi? 

Stiamo vivendo una fase molto dinamica della nostra storia aziendale e in questo anno diverse iniziative arriveranno in porto. Abbiamo l’ambizione di essere pionieri della digital transformation, quantomeno tra le realtà farmaceutiche delle nostre dimensioni. Tutto il management aziendale è coinvolto in questa transizione e nei prossimi mesi, con il completamento delle varie iniziative, il coinvolgimento abbraccerà la maggior parte dei dipendenti dell’azienda. Abbiamo cercato di superare la solita dialettica in cui i dipartimenti esprimono dei requisiti di business e l’area IT selezione e sviluppa soluzioni adeguate. Tutti sono parte integrante dell’evoluzione digitale e sono invitati a sentirla propria e apprezzarne in prima persona i benefici, in modo da poter dare un contributo attivo e sentirsi attori del cambiamento. Sono convinto che solo un’ampia partecipazione consenta di esprimere al meglio il potenziale della trasformazione digitale.

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