La Fire Safety passa attraverso esperienza, competenze e tecnologie

Mozzanica garantisce la sicurezza antincendio di siti a rischio di incidente rilevante. Da oltre 30 anni lavora con i principali gruppi dell’industria chimico-farmaceutica.  

L’industria chimica e le imprese del farmaco sono un grande patrimonio industriale di questo paese. L’Italia rappresenta il terzo produttore chimico europeo con una quota prossima al 10%. Nonostante l’emergenza Covid, i dati mostrano un continuo aumento della produzione farmaceutica. In special modo, grazie all’export e alla crescita degli investimenti negli ultimi cinque anni, si colloca stabilmente sopra la media europea. Per non parlare dell’indotto – di qualità – che da questi settori dipende e dall’estrema varietà dei mercati di sbocco.

L’importanza strategica per il know-how, il mercato interno, l’export, l’occupazione – e alla lista, che potrebbe continuare a lungo, non può mancare la voce “salute e sicurezza” come la pandemia impone – rendono di primaria importanza la protezione dei siti produttivi dai molti rischi che ne minacciano la sicurezza; tra questi, uno dei principali è senza dubbio l’incendio. Con un’esperienza di oltre 30 anni nel settore, Luca Pastori, direttore commerciale di Mozzanica&Mozzanica Srl, approfondisce in questa intervista alcuni temi fondamentali per la sicurezza antincendio negli stabilimenti chimici e farmaceutici.

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Luca Pastori, è direttore commerciale di Mozzanica&Mozzanica Srl, dove lavora dal 2013. Vanta un’esperienza di 30 anni nell’antincendio, durante i quali ha ricoperto diversi ruoli in quelle che oggi sono tra le più importanti aziende del settore

Cosa rende complesso realizzare sistemi antincendio per il settore chimico e farmaceutico?

Diversi fattori. All’antincendio è demandata una componente essenziale della business continuity aziendale. I committenti ci chiedono di realizzare sistemi che non solo prevengano o sopprimano sul nascere gli incendi, ma anche che ne limitino la propagazione e rendano più rapide possibili le operazioni di ripristino, perché le aziende debbono essere – con una parola che è diventata parecchio di moda ultimamente – resilienti. Diverse aziende chimiche e farmaceutiche rientrano nella cosiddetta “direttiva Seveso”, ovvero le aziende a rischio incidente rilevante. Devono quindi mettere in pratica tecniche di valutazione dei rischi sofisticate.  Mozzanica garantisce la sicurezza antincendio di molti siti a rischio incidente rilevante e per questo lavoriamo da oltre 30 anni con i principali gruppi italiani e stranieri, garantendo i servizi di manutenzione, progettazione e realizzazione di sistemi antincendio conformi alle norme UNI, NFPA, FM. Notizia recente, che ci rende particolarmente orgogliosi, è che uno dei siti italiani protetti dai nostri impianti, nella vicina Brianza, produrrà vaccini contro il COVID.

Essere un installatore di sistemi antincendio industriali ed esserlo nel settore chimico e farmaceutico sono due cose diverse?

Processi e materiali dell’industria chimica e farmaceutica, come detto, possono presentare caratteristiche peculiari in termini di rischio incendio. A noi, il committente demanda il compito di definire il carico di incendio tollerabile, ovvero quali e quanti materiali possono trovarsi in un’area in funzione della capacità degli impianti di protezione attiva di spegnere un incendio, in proporzione allo scenario di incendio atteso. È chiaro quindi che dobbiamo essere un po’ chimici, perché dobbiamo conoscere come si comportano i materiali; un po’ ingegneri, per progettare degli impianti efficienti; un po’ architetti, perché questi impianti vanno integrati negli edifici; un po’ psicologi, perché dobbiamo prevedere come le persone si comporteranno di fronte al fuoco ed al fumo, garantendo uno scenario in cui si possa gestire in sicurezza l’evacuazione. E poi, rispetto ad altre industrie, questi settori sono molto dinamici in termini di volumi di produzione e innovazione tecnologica, con la conseguenza che i layout impiantistici possono mutare in maniera relativamente frequente. La strategia antincendio deve tenere conto di questi cambiamenti.

E questo vi impone di adeguare gli impianti antincendio.

Esatto. Significa realizzare cantieri nel bel mezzo di linee di produzione in attività. Le lascio immaginare cosa implichi questo in termini di interferenze tra le nostre attività e quelle del committente. Per questo non basta essere bravi nel realizzare impianti antincendio, ma si deve essere veloci, formati per muoversi in ambienti complessi, attrezzati per fornire soluzioni temporanee, perché mentre l’impianto è in manutenzione o modifica non si può abbassare il livello di sicurezza antincendio. Tutti questi fattori alzano il livello di complessità del nostro lavoro.

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Quindi all’interno dell’antincendio esistono delle rigide specializzazioni tra chi si occupa di alcuni settori e chi di altri?

In parte è così; diciamo che principalmente esistono applicazioni più semplici a cui possono essere applicate tecnologie, tecniche e sistemi organizzativi non troppo complessi, e contesti nel quale i requisiti sono più stringenti, sia per quanto riguarda le competenze dei progettisti, sia per quel che attiene al nostro mondo, ovvero quello dell’impiantistica. Oltre alle risorse di uomini e mezzi che ciascuno può mettere in campo per affrontare le richieste di velocità, complessità delle lavorazioni ecc., di cui abbiamo già accennato, ci troviamo ad affrontare richieste in cui dobbiamo mettere sul tavolo le nostre capacità tecnologiche. Questi impianti sono appannaggio di un ristretto pool di aziende sul mercato italiano, indipendentemente dai fatturati che esse generano.

Intende dire che piccolo è bello?

Mozzanica ha raggiunto ormai da più di un decennio quella dimensione che le consente di affrontare lavori di notevole complessità ma al tempo stesso di avere delle catene di comando corte. Possiamo crescere ancora – ed è quello che stiamo facendo – mantenendo questo vantaggio competitivo, ma per scelta aziendale abbiamo deciso di mantenere un’organizzazione snella. Noi crediamo che questo continuerà a confermarsi, ancora a lungo, come un elemento di vantaggio competitivo. Per fare questo abbiamo investito in formazione, innovazione e networking..

Formazione e innovazione: può spiegarci il vostro approccio a questi temi?

Innovazione tecnologica da noi viene intesa in termini di soluzioni ingegneristiche. Un esempio può chiarire la questione. Come detto, il settore chimico e farmaceutico vede i propri impianti rinnovarsi in maniera abbastanza frequente; noi abbiamo sviluppato delle soluzioni pre-ingegnerizzate, valve house o stazioni di pompaggio in container presso la nostra officina che non solo hanno permesso di ridurre i tempi di cantiere presso il cliente, ma, in caso di futuri ammodernamenti impiantistici, di essere facilmente spostate e riallacciate all’impianto. Ma non basta la tecnologia. La velocità di realizzazione, ad esempio, dipende anche da quanto sei rapido nel prendere una decisione. La cura nei dettagli richiede di avere personale di qualità e non solo in quantità. Si tratta infatti di affrontare contemporaneamente una sfida ingegneristica e organizzativa e non puoi farlo solo contando sulla “forza bruta”. Per questo investiamo migliaia di ore l’anno in formazione del personale. Oggi, se venite a trovarci nella nostra nuova sede, la prima zona che incontrate dopo la reception è una sala formazione da 50 posti. Non è un caso che sia stata posta all’ingresso dell’azienda, perché la formazione è per noi all’inizio del percorso di business. Siamo fieri di formare persone giovani alla loro prima esperienza dopo la formazione scolastica.

Rimane la questione del networking…

Anche questo è plasticamente rappresentato nella nostra sede. Potete trovare moltissimi spazi per i meeting, attrezzati con avanzati sistemi di teleconferenza e digital signage (che tra l’altro si sono dimostrati fondamentali durante il lockdown). Noi operiamo con le maggiori società di ingegneria nel campo chimico e farmaceutico e la collaborazione è strettissima dalle fasi di progettazione a quelle di realizzazione, fino alle manutenzioni. Abbiamo bisogno di avere un continuo scambio di informazioni. E anche questo non si improvvisa: le relazioni, la stima si costruiscono negli anni. Nel caso nostro sono il frutto di più di trent’anni di esperienza. Mozzanica & Mozzanica nasce infatti nel 1986 come azienda specializzata nel mondo della fornitura e manutenzione di mezzi antincendio di primo intervento. Dopo breve tempo inizia quello che, ad oggi, è il vero core business aziendale, ovvero la progettazione, la realizzazione e la manutenzione di impianti fissi di rilevazione e spegnimento incendi. Quest’esperienza ci permette oggi di parlare la stessa lingua della nostra interfaccia aziendale.

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Le PMI hanno un ruolo rilevante in tutta la chimica europea, ma ancor più significativo in Italia, dove rappresentano il 39% del valore della produzione, pesando più dei medio-grandi gruppi nazionali e delle imprese a capitale estero, rispettivamente il 23% ed il 38% del totale. Il modello di business appena descritto, adatto a una impresa industriale, non esclude proprio le PMI?

Tutt’altro. Oggi che il nuovo codice antincendio ci consente di superare un approccio meramente prescrittivo, la nostra lunga esperienza ci permette di dialogare con i progettisti, aiutandoli a trovare le soluzioni impiantistiche che ottimizzino il tempo di realizzazione e le risorse, garantendo le prestazioni richieste. Questo è particolarmente apprezzato in aziende di limitate dimensioni, ma caratterizzate da pericoli di incendio ed esplosione elevati. La “dimensione antincendio” non si misura in dipendenti o fatturato ma in rischio. Una PMI con un alto o comunque complesso rischio incendio, forse più di una grande industria, che può disporre al suo interno di competenze specialistiche in HSE, ha bisogno di un partner in grado di garantirle alti standard di qualità. Noi, che nasciamo piccola impresa, conosciamo bene le loro esigenze e, nel percorso che ci ha portato a strutturarci per rispondere a istanze complesse, non ci siamo scordati delle nostre origini. Abbiamo creato una struttura, da noi chiamata small job, in grado di rispondere – rapidamente – a interventi di dimensione contenuta, garantendo livelli qualitativi identici a quelli richiesti dalla grande industria. Lo testimonia il fatto che gli small job vengono commissionati anche da grandi multinazionali per situazioni specifiche di modesta complessità.

Ha accennato al superamento dell’approccio prescrittivo. Si riferisce al nuovo codice di prevenzione incendi, immagino.

Dal 2011 il nostro settore ha subito una rivoluzione normativa, che è partita dal ridefinire secondo un principio di proporzionalità le procedure autorizzative ed è culminata nel nuovo codice. Non sempre, anzi raramente, ci troviamo a realizzare impianti a protezione di attività per le quali esiste una norma tecnica verticale. In questi casi le potenziali deviazioni dalle norme aprono uno spazio alla creatività ed all’innovazione da parte dei progettisti ma al tempo stesso pongono l’impiantista di fronte a sfide tecniche che richiedono esperienza, competenza e capacità tecniche non indifferenti per essere realizzate.

Un installatore e manutentore antincendio quindi non è solo un esecutore di un progetto.

Certo che no; dobbiamo saperci destreggiare tra la normativa di riferimento e vi posso assicurare che non è sempre facile. Il contesto normativo è oggi complesso e dobbiamo spesso considerare il combinato disposto delle diverse prescrizioni. Esistono regole verticali, che sono valide per le singole attività normate e che si incrociano con regole tecniche orizzontali, applicabili a diverse attività (le norme, appunto, applicabili al settore, ad esempio). Inoltre alla normativa nazionale si sovrappone quella europea e su questo si innestano gli standard riconosciuti.

Si riferisce agli standard UNI, NFPA ecc.?

Esatto; realizzare un impianto a “regola dell’arte” significa attenersi alle norme cogenti ma anche, dove queste lasciano degli spazi di interpretazione, a buone pratiche riconosciute dal settore. Talvolta queste sono richiamate dalle norme, rendendole così cogenti, ma spesso si tratta di scelte progettuali. Gli standard possono essere di origine, diciamo così, istituzionale, come le norme UNI, o emanate da associazioni private, ma di riconosciuta autorevolezza, come nel caso di NFPA o, ancora, emesse dalle compagnie di assicurazione, come nel caso di FM Global, per citare le principali. Noi, che realizziamo e manuteniamo impianti in conformità a tutte queste norme e standard, dobbiamo saperle armonizzare opportunamente.

Fino ad ora abbiamo parlato della realizzazione di nuovi impianti ma una parte importante delle vostre attività riguarda la manutenzione. Cosa significa fare manutenzione oggi?

Ha detto bene. La manutenzione è uno dei pilastri su cui si fonda Mozzanica. Circa un terzo del nostro fatturato proviene dalle attività di service. Questo è anche il “segreto” della fidelizzazione della nostra clientela. Ci sono clienti che si affidano al nostro service da trent’anni; è una cosa di cui andiamo molto orgogliosi. Il nostro testimonial aziendale, Luca Colli, un alpinista estremo, dice sempre che la parte più pericolosa di una salita in vetta ad una montagna è… scendere; con l’antincendio è la stessa cosa. Quando hai realizzato un impianto sei solo a metà strada. La manutenzione ordinaria è un’attività fondamentale. “Cosa significa fare manutenzione, oggi”, mi ha chiesto… Be’, manutenere nel tempo un sistema antincendio costruito a “regola d’arte” significa garantire al committente, all’asseveratore e all’ente di controllo che l’impianto è sempre funzionante ma anche funzionale, ovvero continua ad adempiere alle funzioni per cui è stato costruito e quindi si adegua alle eventuali mutate condizioni dell’attività da proteggere, ed ovviamente che è efficiente. Fare manutenzione di impianti a cui si affida la sicurezza significa inoltre avere una visione globale del sistema manutenuto e dell’attività che questo protegge. Sono tali e tante le informazioni che si devono mettere a sistema che c’è bisogno di un “framework” specifico per interpretarle. In particolare, l’ingresso sempre più prepotente dell’elettronica e dell’IoT anche in un settore dal DNA conservatore, come l’antincendio, sta trasformando il ruolo del manutentore, che diventa sempre più il membro di una squadra composita e complementare di specialisti.

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L’evoluzione dei sistemi – e dei metodi diagnostici – sta spostando il baricentro sempre più verso la manutenzione predittiva. Questo cambio di paradigma non trova impreparato un settore che ha nel concetto di prevenzione la sua stella polare, ma come sta cambiando in concreto il modo di lavorare? 

Paradossalmente, fa apparire l’intervento del manutentore sempre meno evidente. L’impianto antincendio è un bene della cui efficacia, fortunatamente, si gode raramente o addirittura mai, se non scoppia un incendio. Ora che gli impianti possono essere monitorati da remoto, i guasti possono essere anticipati sempre di più, al punto tale che può apparire che i sistemi siano “naturalmente” efficienti, ma la percezione del valore del service, da parte del cliente, diventa più difficile da percepire. Questo va in controtendenza rispetto agli investimenti che deve realizzare un’azienda come la nostra.

Investimenti tecnologici, intende?

Non solamente, anzi, forse non principalmente. Le risorse scarse sono le competenze. Quella del manutentore antincendio è una professionalità difficile da trovare sul mercato; manca un percorso formativo istituzionalizzato, purtroppo. Occorrono più di 24 mesi in affiancamento prima che un tecnico cominci a operare autonomamente. La preparazione di un manutentore è un investimento continuo e costoso. Ogni manutentore in aula e in campo deve approfondire le norme tecniche, la conoscenza dei sistemi antincendio su cui interviene e l’interfaccia di questi con il loro intorno: dalle modalità di attivazione e messa in sicurezza, ai limiti operativi, fino all’interazione con altri sistemi (antincendio e non). Solo in questo modo si può garantire quella funzionalità di cui parlavamo prima. Conoscere la teoria però non basta; le procedure contenute nelle norme tecniche non sono sempre esaustive dei lavori da eseguire e molte volte sono solo indicative delle operazioni minime che devono essere effettuate. Un manutentore deve saper interpretare lo scenario che si trova di fronte. Con manutentore intendo sia il soggetto che fisicamente si trova sul campo, sia l’azienda di manutenzione specializzata. Il primo perché deve avere la sensibilità e competenza per rilevare tutte quelle informazioni che non sempre passano per i canali ufficiali, di cui talvolta nemmeno il cliente è consapevole, quelle che i sistemi di gestione per la qualità chiamano “esigenze implicite” del cliente. La seconda perché deve disporre di procedure e strumenti che le Consentano di mantenere sotto controllo un numero elevatissimo di aspetti.

E quindi come si riconosce un buon manutentore?

I capitolati operativi e le check list di verifica sono l’elemento qualificante che contraddistingue l’operato dell’azienda di manutenzione specializzata. Lì si sedimentano la conoscenza degli impianti antincendio e l’esperienza. Le check list che riescono a scomporre le operazioni minime previste dalle norme in azioni molto dettagliate consentono di documentare al committente e all’asseveratore il lavoro eseguito. E poi la dotazione tecnica; noi ad esempio abbiamo scelto di eseguire sul posto tutte le operazioni di manutenzione possibile, tramite “automezzi officina”. Allo stesso tempo disponiamo in sede di un laboratorio per la manutenzione elettrica e uno per la manutenzione degli autorespiratori.

La qualità del servizio quindi emerge da quanto viene riportato nelle registrazioni documentali?

Non solo da quanto viene riportato ma anche da come sono fatte le registrazioni. Oggi una gestione informatizzata del servizio è un prerequisito indispensabile per gestire la complessità. Noi, inoltre, abbiamo sviluppato il sistema tag-it che ci consente di taggare ogni componente soggetto a manutenzione. Questo ci permette, ad esempio, di attingere – tramite un QR code – a tutta la documentazione, schemi, data sheets, manuali d’istruzione direttamente sul campo, sempre a portata di mano.

Dunque questo modo di operare tutela il committente e l’asseveratore?

Assolutamente sì, al termine di ogni visita ciascuno di loro può trovare sulla piattaforma la documentazione puntuale e precisa, con accessi multilevel. Ma questo è solo il primo passo; Mozzanica continua ad investire per rimanere al passo con le normative vigenti. In particolare la UNI 9795:2013 richiede a chi ha installato un sistema di rilevazione non presidiato di dotarsi di un sistema di trasmissione tramite il quale gli allarmi di incendio, guasto e le segnalazioni di fuori servizio sono trasferiti ad una o più centrali operative sempre in funzione. Presto i nostri clienti potranno ottenere la sorveglianza h24 della nostra centrale operativa certificata, con un servizio perfettamente integrato nell’insieme delle attività di service antincendio.

E immagino che tutti questi dati servano anche agli enti di certificazione.

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Valve house pre-ingegnerizzata

Ha centrato il punto. Come ama ripetere il nostro CEO, citando John Ruskin, “la qualità non è mai casuale ma è sempre il risultato di uno sforzo intelligente”. Il nostro “sforzo intelligente” ci ha portati a far certificare il nostro sistema di gestione aziendale ai sensi della norma UNI EN ISO 9001 per tutti processi aziendali e dal 2020 anche ai sensi della norma ISO 45001, lo standard di riferimento per il Sistema di Gestione della Salute e Sicurezza sul Lavoro. Accanto a questi sistemi di gestione, l’azienda dispone di certificazioni internazionali di competenza (in special modo dedicate al settore navale dove è attiva in particolare la controllata Mozzanica USA) e certificazioni del servizio di manutenzione estintori-idranti, aderendo al progetto volontario “La manutenzione certificata ICIM”, promossa da UMAN, associazione di categoria di Confindustria, di cui Mozzanica fa parte.

Quest’ultimo schema di certificazione di cui mi ha parlato affronta anche il tema della responsabilità ambientale, esatto?

Proprio così; sia per verificare la corretta manutenzione che il corretto smaltimento dei materiali di risulta, tra i diversi aspetti oggetto di audit di terza parte c’è anche la corretta gestione dei rifiuti generati dal servizio di manutenzione, verificando che siano tracciati su appositi registri e smaltiti secondo le norme cogenti.

Ma sul fronte ambientale disponiamo anche della certificazione del servizio di manutenzione dei sistemi di spegnimento a gas fluorurato F-GAS e il nostro personale tecnico incaricato di operare su tali sistemi è qualificato e iscritto all’Elenco Figure Professionali Certificate ICIM per queste attività.

Quindi non possedete solo delle certificazioni aziendali ma anche di competenza del personale…

Come già detto, per noi la formazione e la competenza sono essenziali, ma per alcune attività non si tratta solo di una volontà aziendale bensì di un vero e proprio obbligo normativo. In particolare, le norme UNI 9994-2 e UNI 11473-3 hanno identificato le caratteristiche che obbligatoriamente il tecnico di manutenzione deve avere per poter operare a norma di legge su estintori, porte tagliafuoco e reti idranti.

Si tratta di uno sforzo di certificazione non indifferente.

È una scelta obbligata, se si vuol operare in un mercato così complesso e difendere la propria professionalità. Essere in grado di garantire un tale livello di qualità al mercato è già di per sé una discriminante. Purtroppo non esistono, per l’antincendio, albi e registri pubblici che garantiscono l’accesso al mercato in base alle competenze. Mozzanica, che dispone di qualificazione e certificazioni per intervenire anche su impianti di terze parti, nonché certificazioni e approvazioni per prodotti, sistemi e settori, quali CEI e UNI, CENELEC e CEN, IEC e ISO, NFPA, RINA, TAPA, ISPS, FM, investe ogni anno diverse migliaia di euro  solo per mantenere le certificazioni aziendali e di competenza.